Intervista

«In santa Bakhita, la dignità e la forza delle donne africane»

Don Dante Carraro, direttore di Medici con l'Africa Cuamm sarà a Schio il prossimo 22 febbraio.
di Andrea Frison

«Santa Bakhita ha racchiuso in sé la dignità e la forza delle donne africane».

A dirlo è don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm di Padova. Don Dante, che raggiungiamo mentre è impegnato in un “tour” in alcuni dei Paesi africani in cui l’organizzazione non governativa opera, sarà uno degli ospiti della lunga rassegna di incontri che iniziati a Schio in occasione della memoria liturgica della “Santa moretta”. Il suo intervento è in programma il 22 febbraio, per fare il punto della situazione del Sud Sudan.

Di cosa si sta occupando il Cuamm in Sud Sudan e qual è la realtà del Paese che i vostri operatori toccano con mano?

«La storia del Sud Sudan, indipendente dal 2011, è caratterizzata da continui conflitti interni che hanno portato la popolazione allo stremo. Dal 2013 a oggi si stima che 4 milioni di persone abbiano dovuto abbandonare la propria casa a causa del conflitto interno. Lo scorso ottobre, è stato firmato un accordo di pace, che pare aver portato un po’ di stabilità. Speriamo duri, perché tutto è da ricostruire: scuole, ospedali, strade, servizi. Il Cuamm è in Sud Sudan dal 2006, anno in cui ha avviato l’intervento di riabilitazione dell’ospedale di Yirol nell’allora Lakes State. Abbiamo poi allargato il nostro raggio di azione e oggi lavoriamo in 150 strutture sanitarie periferiche; 5 ospedali (Yirol, Lui, Rumbek, Cueibet e Maridi) con 1.460 persone di staff sanitario locale, supportati tecnicamente da oltre 139 operatori internazionali (medici, sanitari e cooperanti)».

Sul piano sanitario, quali sono le priorità?

«In Sud Sudan un bambino su due e due donne incinte su tre sono malnutriti. La priorità è ridare fiducia a una popolazione così martoriata, partendo dal garantire cure e assistenza alle mamme e ai bambini, ma non solo. Siamo consapevoli che è solo una goccia nel mare del bisogno, ma è qualcosa di concreto».

Cuamm e Diocesi di Vicenza: che legame c’è e che frutti ha portato?

«Si tratta di una collaborazione di lunga data, risale ai tempi in cui mons. Nonis era vescovo della vostra Diocesi. Sono molti i risultati raggiunti grazie a questo sostegno: dall’appoggio alla costruzione dell’ospedale di Wolisso, in Etiopia, nel 2000, alla ristrutturazione degli ambulatori dell’ospedale di Yirol nel 2011. Una ristrutturazione dedicata a Santa Giuseppina Bakhita e in memoria dei sacerdoti vicentini mons. Giacomo Bravo e mons. Antonio Doppio. La Diocesi di Vicenza e il vescovo Pizziol hanno poi continuato a sostenere il nostro grande progetto “Prima le mamme e i bambini”, per un parto sicuro e gratuito. Recentemente, infine, si è avviata una collaborazione che riguarda il Mozambico e in particolare l’Università Cattolica a Beira per la formazione di giovani medici locali».

Cosa rappresenta per una realtà come la vostra la figura di Bakhita?

Qual è il suo messaggio più attuale?

«Santa Bakhita è stata una donna sudanese straordinaria. Ha racchiuso in sé tutta la dignità e la forza delle donne africane. Ha sofferto grandi dolori fisici, psicologici e morali, essendo stata fatta schiava ha saputo risollevarsi e, appoggiandosi alla fede in Gesù Cristo, ha saputo trasformare il grande odio che ha ricevuto in amore, mettendosi a servizio delle persone. Gli ambulatori di Yirol sono dedicati a lei come esempio per chi vi entra: oltre il dolore e la sofferenza, c’è la possibilità di una rinascita e di una nuova vita».

Don Dante Carraro