Diocesi

Il sangue di papa Wojtyla nella chiesa di Sarmego

È giunta in paese assieme ad una veste di San Giovanni Paolo II grazie al diacono permanente Andrea Nardotto che lavora per il cardinale Stanisław Dziwisz arcivescovo emerito di Cracovia.
Il parroco di Sarmego don Giuseppe Mattiello con la reliquia di San Giovanni Paolo II.
di Marta Randon

È custodita dentro a una teca dorata che, nei prossimi giorni, troverà definitivamente posto nella cappellina di San Michele Arcangelo, all’interno della Chiesa di Sarmego. Si tratta di una goccia del sangue di San Giovanni Paolo II, un ricordo, una traccia del grande Pontefice che sarà visibile a tutti i fedeli.

«La reliquia è arrivata in paese grazie ad Andrea Nardotto, 44 anni, un nostro parrocchiano che 13 anni fa si è trasferito per lavoro in Polonia – racconta il parroco don Giuseppe Mattiello (nella foto con la reliquia) -. Andrea è stato ordinato diacono permanente dal segretario personale e strettissimo collaboratore di papa Govanni Paolo II, il cardinale Stanisław Dziwisz (dall’8 dicembre 2016 arcivescovo emerito di Cracovia). Insieme alla goccia è giunta in paese anche una veste personale del Papa che troverà posto di fianco alla teca. Saranno visibili anche le lettere dell’alto presule che comprovano l’autenticità delle due reliquie». «Avere un ricordo importantissimo di un Papa straordinario che ha aperto il terzo millennio cristiano è un onore e una gioia grande – dice il prete -. Sappiamo che per noi cattolici anche il corpo davanti a Dio ha una valenza fondamentale. Senza esagerare, è importante fare un’esperienza personale di incontro con Dio anche attraverso i Santi».

Le due reliquie sono giunte in paese il 22 settembre, giorno in cui la comunità ha festeggiato Nardotto, sceso a Sarmego, suo paese Natale, per trovare la mamma. Per l’occasione i resti del Pontefice sono state mostrate ai fedeli. «Sono stati tutti meravigliati e sono in attesa della sistemazione definitiva in chiesa» conclude il sacerdote, particolarmente affezionato al Santo polacco.  «Ho chiesto personalmente ad Andrea di poter avere una reliquia – continua don Giuseppe -. Papa Wojtyla è un santo di oggi, grazie a lui abbiamo visto tutti che cos’è la santità. Ora non ci resta che imitarlo. Aveva una vita personale di preghiera fortissima, invitava sempre persone a pranzo per esercitarsi con le lingue straniere, soprattutto prima di un viaggio all’estero. È il Papa della mia vocazione, del mio sacerdozio. Lo sento e lo porto dentro».

«Il sogno di mio figlio fin da piccolo era di incontrare Giovanni Paolo II – racconta Clotilde, mamma del diacono Nardotto -. Lavorare a servizio del Cardinale Dziwisz che ha seguito Wojtyla fino alla fine della sua vita terrena è un desiderio che si realizza. Lo vedo in pace». Il sangue del Papa polacco giunto in Paese proviene da una delle due fiale che il Cardinale ha conservato a seguito degli ultimi esami medici, prima della morte del Santo.