Cultura

San Domenico a Vicenza, uno scrigno di tesori nascosti

di Manuela Mantiero

Fuori dalle mura altomedioevali di Vicenza, ma all’interno della cinta scaligera, è ubicato il complesso di San Domenico, anticamente convento e oggi sede del Conservatorio di Vicenza.

Dell’originario monastero, edificato nel 1264, non rimane nulla: quel che oggi possiamo ammirare è stato fabbricato alla fine del 1400. La chiesa è realizzata con vestigia tardo-gotiche: abside a chiusura dritta, un’unica navata e una serie di decorazioni esterne a lesene alternate e archetti pensili. Nel 1768 il chiostro fu riordinato: alla costruzione quattrocentesca si affiancavano i lavori, eseguiti tra il 1567 e il 1569, che riguardavano i lati nord e est del cortile claustrale.

Èriferibile alla ricostruzione quattrocentesca pure l’antico refettorio, dove si può ammirare la Crocifissione firmata da Giovanni Speranza e datata 1526.

Il coro della chiesa, del 1518, è affrescato con figure di santi cari all’ordine domenicano o alla città di Vicenza.

Ciò che colpisce della chiesa è il soffitto dove sono poste tredici tele, realizzate nel 1604. Agli angoli sono posti quattro profeti in dialogo con altrettante sibille. I martiri Stefano, Lorenzo, Sebastiano e Vincenzo sono posti come esempio di vita cristiana. Al centro vi è l’Incoronazione della Vergine; attorno all’ovale centrale troviamo quattro sante – Cecilia, Margherita, Francesca Romana, Elena imperatrice – riferimento alle nozze mistiche delle monache con Cristo. Conclude il ciclo la tela con Esaltazione della Croce.

Il convento fu abbandonato nel 1806 e acquistato nel 1813 dal Comune di Vicenza. Ciò comportò l’abbandono della chiesa che, pur conservando tesori pittorici e le spoglie di vicentini illustri come Pigafetta, subì un inesorabile degrado. Nel 1986 si procedette al restauro integrale dell’edificio.

L’organo storico conservato nella cappella del conservatorio.