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Ecco il Rosso-pensiero per il nuovo Vicenza

di Marta Randon

Un modello di società calcistica anglosassone etico-sostenibile, l’amico Paolo Scaroni primo socio, dieci mila tifosi disciplinati allo stadio, e un po’ di gusto estetico. Ecco il Rosso – pensiero, l’idea dell’imprenditore visionario che ha raccolto i pezzi del Vicenza Calcio in un tribunale per un milione e centomila euro e l’ha reso qualcosa in cui credere ancora: il LR Vicenza Virtus, che tanto ci ricorda i tempi di Paolo Rossi & Co. L’uomo che preferisce il dialetto e l’inglese all’italiano prende il meglio di quello che c’è in giro e lo fa suo, con passione e maniacalità «sono del segno della Vergine» dice. Se realizzerà solo la metà delle cose che ha annunciato nella sua prima conferenza stampa, niente sarà più come prima.

«Sono un uomo d’azienda»

«Non sono un malato di calcio – dice -, ma un uomo d’azienda e penso ad una società di business, metto a disposizione della città i miei 40 anni di esperienza».

La prima novità è che il LR Vicenza Virtus non è la società di Renzo Rosso, ma della città, della provincia. «Sto creando un board di imprenditori, sponsor, di persone responsabili che credano nel progetto. Io darò le linee guida. Ho invitato a casa mia un gruppo di imprenditori del territorio e ho mostrato loro il Business plan a 5 anni». Il primo socio è Paolo Scaroni, da poco presidente del Milan. «A capo del Vicenza ora c’è Stefano Rosso, mio figlio – spiega -, ma quando il board sarà al completo e avrà radici solide, verrà nominato un nuovo presidente». Lo stesso Scaroni?

«Una società modello»

Rosso pensa in grande. «Ho persone da tutto il mondo che sono interessate a noi, il sistema moda al quale appartengo ci dà una visibilità mondiale. Voglio che la nostra società sia un modello etico – sostenibile, un esempio per tutto il mondo dello sport, da trasmettere alle nuove generazioni, ai Millenials. Vorrei che il mondo del calcio ci seguisse».

Mr Diesel punta a quota 10mila. Vuole portare al Menti un nuovo tipo di tifoso, l’appassionato di calcio non invasato, il professionista moderno, attento alla moda, ai modelli Nord Europei. «Non voglio “rotture di scatole”, litigi, casini, auto distrutte, altrimenti “sarò il primo ad andarmene”» annuncia perentorio.

«Sogno uno stadio stupendo»

Altra novità: uno stadio da vivere 365 giorni l’anno, con negozi, attività, ristoranti. «Cominceremo con i pranzi prima della partita e la festa dopo, anche se avremo perso. Lo stadio è distrutto, il tappeto verde non è un granché, lo spogliatoio cade a pezzi. Lo sistemeremo piano piano. Penso ad un open space dove poter lavorare bene, tutti insieme». Il segreto di Rosso è pensare in orizzontale, non in verticale. «Siamo tutti uguali, abbiamo solo responsabilità diverse. Più cose condividiamo, meglio è. Sogno uno stadio stupendo, pulito, senza sigarette per terra, ci arriveremo piano piano».

La erre blu già sta facendo impazzire tutti. «Creeremo un brand, dall’uovo di Pasqua, al panettone di Natale, possiamo fare il latte, la birra, tante cose. Datemi un anno di tempo».

Le cose di calcio le lascia alla fine: «L’obiettivo è salire di categoria, ma non subito. Questo è l’anno zero».

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