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Casarotto: «Riprendiamo a celebrare i sacramenti come parte di un cammino comunitario»

Don Giovanni Casarotto, direttore dell'Ufficio per la catechesi, evidenzia lo stile con cui riprendere i percorsi di catechesi.
Roma, 15 giugno 2020. Centro estivo parrocchiale presso la parrocchia San Gaspare del Bufalo.
di Lauro Paoletto

Si può ripartire. È possibile riprendere le attività formative e ricreative in parrocchia, dalla catechesi alle attività di gruppi e associazioni (vedi al riguardo la lettera pubblicata a pag. 39 di questo numero). Lo ha detto il vescovo Beniamino, lo hanno ribadito in una recente nota di Aggiornamento alle disposizioni diocesane, il vicario generale Zaupa e il cancelliere Massignani. Lo sottolinea in questa intervista anche don Giovanni Casarotto, direttore dell’Ufficio per la Catechesi e la evangelizzazione della Diocesi. Certo si deve agire con prudenza e nel rispetto delle norme di sicurezza, ma un po’ alla volta si può ricominciare a incontrarsi. Si dovranno pensare modalità e periodicità differenti, soprattutto all’inizio, ma è importante porre dei segni in questa direzione.

Dopo la ripresa della scuola le comunità stanno riprendendo anche il percorso formativo dei ragazzi e la preparazione ai sacramenti con la consapevolezza che questa situazione andrà avanti almeno per tutto il presente anno pastorale.

In tale situazione c’è chi ha fretta e chi è molto, forse troppo prudente. «Il rischio oggi  – osserva don Giovanni Casarotto – è che visto che è tutto difficile, le comunità appaiano ferme. Ma il vissuto delle relazioni non è fermo, anche se evidentemente è modificato e qualche gruppo, pur con tutte le precauzioni del caso, ora sta partendo. Nell’attrezzarci per ripartire dobbiamo ricordare che il cuore della comunità non sono le attività, ma le persone e le relazioni».

Don Giovanni Casarotto

Questo stop prolungato di relazioni con i ragazzi che effetti può portare?

«Siamo consapevoli che l’assenza di proposte per mesi può anche mettere in discussione la proposta di fede per i ragazzi. Se io, ragazzo o giovane non sento vicino la comunità, perché poi dovrei tornarci? In tal senso va l’invito del Vescovo a dare dei segni di presenza con tutte le precauzioni del caso, anche riscoprendo le cose più semplici».

Può farci qualche esempio?

«Certo, non si potrà fare come prima, non ci si potrà, per esempio, trovare a cena con i ragazzi, ma invitarli a trovarsi in piazza dopo la messa per salutarsi, può essere un modo semplice ma concreto per tenere i legami. Una catechista ha mandato l’augurio di buon inizio di scuola ai suoi ragazzi di quinta elementare e ha avuto dalle mamme, come risposta, l’audio dei bambini. È un segno che i ragazzi ci stanno a cuore. Oltre a questo va colta l’importanza della logica del cammino. Per questo la nostra attenzione non può andare solo al momento sacramentale».

Ora che molte parrocchie stanno riprendendo le celebrazioni dei sacramenti dell’iniziazione cristiana per ragazzi e famiglie quali sono le attenzioni da vivere?

«Durante il lockdown le comunità non hanno vissuto solo il distanziamento, ma anche la mancanza delle celebrazioni, non solo come appuntamento, ma soprattutto come momenti di comunione, di vita. Tra le attenzioni da non perdere c’è questo sentirci parte della chiesa, di una comunità che cammina nella fede. Sappiamo che concretamente questo passa attraverso l’incontro, l’Eucaristia della domenica. L’attenzione, dunque, non è alla celebrazione di un sacramento in sé, ma in un cammino che precede e che segue. Negli anni abbiamo cercato e speso molte energie nel vivere e proporre percorsi e non momenti isolati… ora, questo tempo rende ancor più urgente non perdere questo senso di cammino, pur rimodulandone le modalità».

I sacramenti sono un dono ma chiedono una preparazione. Non è una contraddizione?

«La difficoltà è tenere insieme la grandezza e la gratuità di un dono da accogliere con la cura di rendere possibile che venga accolto, per quanto dipende da noi, il dono di Dio. Non mettiamo in dubbio che il Signore opera per vie che noi non conosciamo, ma l’impegno educativo e di accompagnamento è per permettere di accogliere i doni, la Parola di Dio e l’esperienza di essere parte di una comunità cristiana».

Siamo in un tempo di rapidi passaggi con il timore che ciò che prima era importante ora scompaia…

«Le novità e i timori sono molti. Ciò che era assodato o che con fatica si portava avanti, ora non solo ci sembra impossibile da realizzare, ma neanche al passo con le esigenze. E allora che fare? Non possiamo perdere la possibilità di mettere dei segni, dei passi di presenza di comunità. Insieme è importante riflettere innanzitutto su come è possibile tutto questo, più che fissare delle date.

Il Vescovo ci invita non a fare come prima, ma a immaginare e vivere alcuni passi. Perché non metterci attorno ad un tavolo e prevedere come famiglie e ragazzi possono vivere la celebrazione dei sacramenti, gli spazi della parrocchia, delle celebrazioni che abbiamo il gusto di quanto si vive?»

Alcune parrocchie chiedono di celebrare in modo ravvicinato Confermazione ed Eucaristia ma le indicazioni sono diverse. Perché?

«In questi mesi, più volte anche con i vicari foranei, il Vescovo ha ribadito la scelta di non accorpare o ravvicinare la celebrazione dei Sacramenti per permettere che avvenga un, pur limitato, percorso di famiglia e di comunità, oltre che personale.

Lo ripeto pur nella consapevolezza che spesso la richiesta è ad un sacramento e non di un cammino: a cambiare l’esistenza è l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo che in una comunità si esprime con gesti e vissuti e non un semplice momento puntuale o di socializzazione. Ricordo che da anni ripetiamo che “cristiani non si nasce, ma si diventa” che la comunità è chiamata a “generare alla vita di fede”, ora questo diventa più urgente e fragile».

“Generare alla vita di fede” già dal 2013 invitava al rinnovamento dei percorsi, ribadiva la scelta dei piccoli gruppi, già affermata da tempo a Vicenza… e ora?

«La Nota del 2013 ha aperto ad un cammino di ispirazione catecumenale che ha invitato a vivere la catechesi non limitata ai ragazzi, non finalizzata ai sacramenti, ma con le famiglie e le comunità. Alcuni aspetti dell’ispirazione catecumenale e di alcune esperienze di catechesi con le famiglie possono ora essere risorsa per questo tempo. Il credere e il camminare insieme, il poter discernere il tempo opportuno per celebrare i sacramenti, sentire che sganciarsi dal gruppo fisso non è un giudizio, ma la possibilità di personalizzare un percorso, cucire un abito su misura e non avere per tutti i medesimi passi».

Da tutto questo impareremo qualcosa?

«Quando questa situazione sarà finita si tratterà di capire cosa resterà di tutto questo. Certo per esempio, si dovrebbe cercare di tenere la dimensione più familiare, più contenuta dei gruppi che in questi mesi è emersa con forza».