Territorio

Richiedenti asilo dimezzati nell’ultimo anno

di Marta Randon

Più che dimezzata. La presenza di profughi nella nostra diocesi rispetto allo scorso è diminuita almeno del 50 percento. L’ultimo bando della prefettura di Vicenza, che risale al mese di ottobre, ha chiesto una disponibilità per 2300 persone, ma la richiesta è stata tarata in base a numeri precedenti. «Ad oggi a Vicenza e provincia i profughi sono circa 1000 – dice Serena Bimbati coordinatrice per Caritas dei progetti di accoglienza dei richiedenti asilo nelle parrocchie -. I 1300 di differenza hanno intrapreso altre strade: se hanno ricevuto una qualche forma di protezione (ad esempio di rifugiato politico) non possono più fare parte del programma di accoglienza, alcuni hanno terminato il percorso, hanno trovato lavoro e l’autonomia abitativa, altri hanno deciso di cambiare Paese. I rimpatri si contano sulle dita di una mano».

Un approccio lucido

Un motivo in più per affrontare il tema delle migrazioni con lucidità. È quanto chiedono anche padre Michele de Salvia e don Matteo Pasinato, direttori rispettivamente dell’Ufficio Migrantes e dell’Ufficio per la pastorale sociale della Diocesi. I due hanno steso un intervento congiunto che fa seguito alla nota del Vescovo Beniamino uscita nei giorni scorsi.

Continuare nell’accoglienza

“Il fenomeno della migrazione – si legge nel messaggio – sta così agitando la nostra vita sociale, al punto che sembra smarrirsi, a volte, il nostro cristianesimo. Come se fosse il vangelo a migrare, espulso e sconosciuto, lontano dal cuore di chi lo dovrebbe conoscere, vivere e annunciare. Dal messaggio del Vescovo possiamo trarre alcune indicazioni per il discernimento cristiano dei fatti che stiamo vivendo. Anzitutto l’invito a continuare. Confermiamo lo stile di accoglienza “speciale” attivato da qualche tempo in 17 realtà della nostra diocesi. Continuare, con uno stile mite, a fare quello che stiamo già facendo. I messaggi contrari all’accoglienza rischiano di dare forza a molti che non fanno nulla, ma il rischio è anche che quelli che fanno qualcosa, sentano un senso di debolezza e di sfiducia”.

Ripulire il linguaggio

“Non è giusto che chi non fa, tolga forza e fiducia a quelli che fanno. Dunque continuiamo, senza paura e con coraggio. Non è il tempo per avvilirci. Un secondo invito: a pulire il linguaggio. A guardare non solo il male, ai pericoli, agli allarmi tante volte gonfiati per qualche strano compiacimento. Guardiamo al bene, parliamo bene del bene, smorziamo un reagire frettoloso, che entra perfino nelle comunità cristiane. Non c’è niente di cristiano nella barbarie del linguaggio, semmai preghiamo di più per quello che succede. La preghiera, nelle comunità, è un bel linguaggio cristiano: qui confessiamo la nostra fragilità, ma nello stesso tempo non rinunciamo a desiderare ciò che Dio desidera. I cristiani non sbattono la porta della chiesa quando sentono parlare di migranti, ma bussano con più forza al cuore di Dio.

Aprire la mente

“Il terzo invito riguarda l’apertura della mente. Non chiudiamo“il porto” dell’informazione. Se ci limitiamo a “bere” tutte le notizie che ci danno, rimaniamo avvelenati. Anche le notizie possono essere una minaccia, un assedio continuo di scarsa intelligenza. Ci sono strane scelte precise di dare solo notizie parziali, canali di informazione che tutti i giorni ci allenano alla pura paura”.

Togliere la polvere dal Vangelo

“L’ultimo invito è piuttosto delicato, ma anche deciso. Al cristiano non dovrebbe mai essere scomodo togliere la polvere dal Vangelo. Facciamolo, e accettiamo che sia fatto nelle nostre comunità. A volte diciamo che basta togliere “qualcosa di nocivo” alla realtà per poter continuare le nostre abitudini. Togliamo la caffeina, e continuiamo a bere il caffè decafeinato. Togliamo i grassi, e continuiamo a usare la panna. Eliminiamo l’alcol, e continuiamo a bere la birra analcolica. Non possiamo applicare la stessa regola al cristianesimo: togliamo il vangelo, e continuiamo a dirci cristiani. Non possiamo togliere il vangelo, perché il vangelo non è mai “nocivo”. Se lo facessimo avremmo un cristianesimo senza Cristo. L’appello del Vescovo ci aiuti, tutti, ad essere rispettosamente fieri (a non vergognarci) del Vangelo”.