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Ministro Stefani «Il principio solidaristico non verrà meno!»

Secondo la titolare degli Affari regionali l’unità del Paese non è in discussione.
di Lauro Paoletto

Sono giornate caldissime per il ministro vicentino che ha la responsabilità principale di dare attuazione alla spinta autonomista presente in particolare in alcune regioni del Nord (Veneto in primis). Le polemiche piovono da più parti. L’abbiamo raggiunta per capire quali sono le prospettive

Cosa risponde a chi accusa che la riforma in discussione creerà maggiore distanza tra l’Italia ricca (il Nord) e quella povera (il Sud)? Come verrà preservato il principio solidaristico? Alla fine le Regioni senza l’autonomia differenziata avranno meno risorse?

«Quello che ho letto in questi giorni mi ha delusa. Ho visto ricostruzioni faziose e prive di fondamento. Basta leggere i testi delle intese per capire che l’autonomia non mina nulla, anzi. Noi non creeremo cittadini di serie A o B, noi non toglieremo nulla a nessuno. Per le regioni che non faranno richiesta di autonomia non cambierà nulla se non il fatto di perdere l’occasione importante di ammodernare ed efficientare l’apparato amministrativo regionale. Ricordo che, all’inizio del percorso, la spesa è calcolata sul costo storico il che significa che le regioni tratterranno le risorse che già oggi lo Stato spende per garantire quei servizi. É questo principio che rende la riforma a saldo zero. Il principio solidaristico invece non verrà mai meno! È un principio sacro, previsto dalla Costituzione e non sarò certo io a modificarlo».

Per le Regioni che avranno l’autonomia cosa cambierà?

«Cambia il rapporto con lo Stato. Le regioni potranno gestire le risorse relative alle competenze che otterranno. Questo implica semplificazione, velocizzazione dei processi, investimenti mirati visto che chi li fa conosce perfettamente il territorio e le sue esigenze. Inoltre autonomia significa responsabilizzazione, i cittadini sapranno finalmente chi eroga bene o male un servizio, e agiranno di conseguenza. L’autonomia avvicina i centri decisionali ai cittadini».

Che ruolo viene riconosciuto al Parlamento nella definizione e approvazione della Riforma?

«Questa é una decisione che prenderemo in questi giorni. Io credo fermamente nella centralità del Parlamento che, ricordo, anche sull’autonomia ha l’ultima parola. Le intese infatti, recepite in un disegno di legge, devono essere approvate dalla maggioranza qualificata del parlamento. Ritengo altresì che un’intesa sottoscritta dal presidente del consiglio e da un presidente di regione non sia emendabile».

Quanto il dibattito in corso rischia di essere distorto dalla campagna elettorale per le europee?

«Sappiamo tutti bene che la politica ha i propri riti. Uno di questi è alzare i toni in campagna elettorale. Certo, la strumentalizzazione dell’autonomia è un rischio e me lo assumo. Ho dalla mia parte la certezza di aver fatto un buon lavoro necessario per lo sviluppo e la modernizzazione del Paese».

Che modifiche le hanno chiesto i Cinque Stelle?

«Non mi hanno chieste modifiche, hanno avanzato la richiesta di un maggior coinvolgimento del Parlamento. Richiesta sulla quale discuteremo».

Si riuscirà ad avere la riforma prima delle elezioni europee?

«Basta asticelle temporali! È chiaro che siamo all’ultimo miglio. Io voglio portare a casa una riforma innovativa e fatta bene con tempi “veneti”. É una legittima richiesta delle regioni, è fatta in base a dettami costituzionali, è nel contratto di governo quindi sono positiva e determinata».

Il Ministro agli Affari regionali Erika Stefani