Diocesi In primo piano

Preti in malattia, le parrocchie si riorganizzano

di Marta Randon

«Ci comportiamo come in qualsiasi casa, quando qualcuno si ammala o ha bisogno di riposo si ridimensiona la vita familiare e si dà di più». “Fantasia”  è la parola che don Luca Luisotto,39 anni, co-parroco dell’Up Valdagno centro, in questo periodo utilizza più spesso. «Fantasia per trovare soluzioni in attesa di capire come poter gestire i prossimi mesi» dice. Il territorio di Valdagno è uno dei quattro in diocesi che in questo momento sta soffrendo di più. Il parroco don Gianni Trabacchin da un paio di mesi è a riposo per problemi di salute. Hanno le forze ridotte anche le Unità pastorali di San Bonifacio e Lonigo, sempre per la salute precaria dei parroci. Noventa invece è in difficoltà dopo la perdita di don Giorgio Balbo e del diacono Vinicio Mario Rogolon a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro. Sono episodi che, con gli anni, saranno con molta probabilità sempre più frequenti.

Smarrimento iniziale

«Dopo un primo smarrimento iniziale – racconta don Luca -, ho chiesto aiuto ai preti del Vicariato di Valdagno che mi hanno dato una mano importante. Con alcuni membri del Consiglio pastorale abbiamo deciso di ridurre le messe settimanali per rendere sostenibile il ritrovarsi di fronte all’Eucarestia. I parrocchiani l’hanno presa in modo responsabile – sottolinea -. C’è sempre chi si lamenta, ma la maggior parte si è resa disponibile a qualche piccolo sacrificio logistico e a dare qualcosa in più». Don Luca Luisotto è aiutato da don Gianfranco Cavallon, 82 anni, e don Adriano Campiello, 87, gambe e teste preziose, nonostante l’età. «Le fatiche si sentono, ma sono fatiche che si fanno volentieri. C’è una persona in meno, ma c’è anche un amico a cui volere più bene e al quale stare vicino» continua il sacerdote.

La visita del Vescovo Giuliano

Il vescovo Giuliano una decina di giorni fa ha visitato le quattro parrocchie dell’Up Valdagno: «Un momento importante per la comunità» dice don Luca. «I preti che in questo momento non sono in servizio piano piano si stanno riprendendo – assicura don Lorenzo Zaupa, vicario generale -. Siamo perfettamente consapevoli delle varie situazioni e c’è una grande attenzione da parte del vescovo Giuliano. Nei momenti di difficoltà sta emergendo la capacità dei laici di organizzarsi anche di fronte agli imprevisti. Ci sono risorse importanti che si possono mettere in campo e che danno spazio a nuove iniziative, ad esempio con le messe in assenza del prete».

Laici al lavoro

«Il nostro gruppo si è rimboccato le maniche già dal settembre 2010 quando la parrocchia di San Gaetano Thiene in Valdagno è entrata in Unità pastorale – commenta Andrea Zilio, componente del Consiglio affari economici e cantore -. Faccio parte di un gruppo di laici convinti, determinati e assolutamente motivati, legati alla parrocchia e in molti casi cresciuti a contatto con il primo parroco, mons. Giovanni Barbieri. C’è chi segue la catechesi, chi i servizi logistici, chi i gruppi del canto e i lettori durante le celebrazioni, abbiamo un calendario con turni ben organizzati. Con la malattia di don Gianni ci siamo dati da fare ancora di più,  cercando di coinvolgere più persone. Lo ricordiamo sempre nelle messe. Proprio come in una famiglia ovviamente abbiamo un po’ risentito della sua assenza e qualche contraccolpo c’è stato soprattutto riguardo il taglio di alcune messe feriali. Ma don Luca e don Gianfranco ci sono e hanno moltiplicato il loro impegno».

«Abbiamo temuto il peggio»

Nell’Up San Bonifacio, composta da sei parrocchie, anche il parroco don Emilio Centomo è a riposo. Il timone dell’Up è stato preso dai vicari parrocchiali don Stefano Guglielmi, 40 anni, e don Ismaele Pellanda, 36, aiutati da don Albano Mascotto, don Francesco Montagna, cappellano dell’ospedale, don Alessandro Scopelliti e don Adolfo Zambon. Anche il Vicario generale don Zaupa il fine settimana è disponibile per le celebrazioni. «Don Emilio ci ha fatto temere il peggio, è stato uno choc, ma per fortuna si sta riprendendo – racconta don Stefano – . Lo sentiamo e lo aggiorniamo senza stressarlo perchè abbia una ripresa serena». «Ho ricevuto tante domande dai fedeli – continua il sacerdote – dall’altro lato ho raccolto tanto affetto. Per adesso riusciamo a tenere il passo con l’aiuto di altri sacerdoti. Qualche comunità si ritrova già per ascoltare la Parola di Dio, vivendo la dimensione della comunione anche se l’eucarestia non è stata consacrata. Altri laici si stanno formando per la Liturgia della parola in accordo con il gruppo ministeriale. È da un po’ che ne parliamo. Non siamo impreparati. Negli ultimi anni abbiamo seminato bene e stiamo continuando a zappare più convinti di prima. Ci sentiamo positivi e speranzosi».

Vivere il giorno del Signore

Nonostante l’attaccamento alla figura classica del sacerdote, c’è quindi la voglia di da spezzare il pane insieme, di vivere comunque il giorno del Signore. «Tutto sta proseguendo – commenta la moderatrice del Consiglio pastorale di San Bonifacio Luciana Giarolo -. C’è però la parte burocratica che è ferma. Per fortuna in questo periodo non ci sono questioni grosse. Abbiamo due sacerdoti molto bravi, augurandoci che don Emilio torni al più presto».

Difficile riorganizzarsi

Anche nell’Up Noventa Vicentina, dopo la morte improvvisa di don Giorgio Balbo, vista la carenza di preti, alcune parrocchie si stanno organizzando con le messe senza sacerdote. «Ci stiamo pensando seriamente – commenta Gianluigi Coltri, componente del Consiglio pastorale -. I laici impegnati e consapevoli del vuoto da colmare sono molti, ma vanno formati. L’urgenza è la creazione di un gruppo ministeriale per ripartire in modo più organizzato. Per alcuni è stato difficile, ad esempio, digerire la sospensione della messa festiva delle 8.30 a Noventa che era partecipata. Altri si sono organizzati e vanno a Saline che dista un chilometro e mezzo. Volenti o nolenti questa è la direzione. Siamo in una fase di rilancio faticosa, ma non ci diamo per vinti. A chi lamenta la carenza di preti dico: “Ma il nostro territorio quanti sacerdoti ha dato alla Diocesi? Nessuno. Chiedere è sempre facile. Va intrapreso un percorso di consapevolezza anche in questo senso».