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Paolo Curtaz alla Festa delle famiglie

L'appuntamento domenica 14 ottobre a Piazzola sul Brenta
di Marta Randon

«Alle coppie non darò consigli, le aiuterò a fare una riflessione sulla propria spiritualità, partendo dalla Parola». Paolo Curtaz, teologo e scrittore, fine conoscitore dei Vangeli, è l’ospite atteso alla Festa delle Famiglie della nostra diocesi la corrente domenica 14 ottobre, a Piazzola sul Brenta.

Curtaz, come aiuterà gli sposi presenti a riflettere sulla propria situazione spirituale?

«Partirò dalle due icone della Creazione per capire che cos’è una coppia. Prenderò il Vangelo di Matteo, capitolo 5, “essere sale e luce”».

Oltre alla propria spiritualità, la spiritualità di coppia è altrettanto importante?

«Gesù parla di sale della terra, di luce del mondo, non ha mai parlato di coppia. Quello che fa la differenza è proprio il percorso personale, coltivare la propria spiritualità. Non credo nel modello della coppia cristiana. La spiritualità di coppia non può sostituire il cammino personale. Se si fanno due percorsi spirituali poi viene spontaneo pregare insieme. Soprattutto non voglio creare stereotipi: nella vita reale raramente entrambi hanno fedi interiori profonde. Uno dei due di solito si lascia trascinare, bisogna rispettare le dinamiche personali».

Quali sono le differenze tra la spiritualità femminile e maschile?

«Quando Dio deve incarnarsi fa due annunciazioni diverse – a Maria e a Giuseppe -, in due luoghi e contesti diversi. Fa loro due proposte separate. La fede femminile è più legata alla relazione, all’emozione. Quella maschile è più concreta, preferisce un’ora in oratorio, piuttosto che un’ora di adorazione. L’uomo, poi, fatica ad esternarla. La donna ha un altro approccio. La coppia è formata da due entità che si contrappongono, due stipiti della stessa porta che sorregge la fede».

I piccoli gesti quotidiani quanto sono importanti? La tenerezza va coltivata?

«La vita di una coppia è composta da varie fasi. Se in una di queste la tenerezza è forzata è giusto che non ci sia. Ci sono periodi in cui si litiga, ci si confronta, in cui è giusto chiedersi se si è fatta la scelta giusta. L’amore va coltivato ogni giorno, su questo non c’è dubbio, altrimenti muore. La coppia cristiana, nei momenti di difficoltà è avvantaggiata, c’è il Vangelo di mezzo che è uno “strumento” in più. Pensiamo al perdono, ad esempio. Non voglio far passare il concetto che la coppia cristiana abbia dei super poteri, ma ha un’opportunità in più. È Dio che ha inventato l’amore e l’amore è sempre soprannaturale. Cristiano è colui che prende consapevolezza di questa opportunità. Le coppie cristiane che si credono su iperuranio poi alla prima crisi esplodono. Dio non va proiettato come se fosse un’assicurazione sulla vita, atteggiamento un po’ ingenuo portato avanti della Chiesa».

Amore fa rima con rispetto e rispetto non fa rima con tradimento.

«Il rispetto è necessario. Nessuno va a cercare un panino in giro se a casa mangia bene. La relazione deve essere rispettosa, intrigante, bisogna crescere e maturare insieme».

La società di oggi non agevola le cose.

«Non sono convinto che la società abbia un ruolo così importante. Oggi è più impegnativo, ma molto più vero. La proposta cristiana si pone come via. Chi sceglie di sposarsi in Chiesa è più consapevole. I numeri parlano da soli: la proposta cristiana diventerà sempre più di minoranza, ma di sostanza. La Pastorale familiare ha ancora tanta strada da fare, ma la cosa più bella è che il sogno di Dio è che ci si possa amare tutta la vita».