Vicenza

“Pannocchia” in fin di vita, cerca un giovane sostituto

La sopravvivenza del Progetto Jonathan - che aiuta detenuti ed ex detenuti a rifarsi una vita - è legato alla sostituzione del vecchio camion, indispensabile per le consegne dei lavori
di Marta Randon

Mi chiamo Pannocchia, ho vent’anni, ma stando ai parametri del mio mondo è come se ne avessi novanta, o giù di lì. Ho la patente B e 250mila chilometri. Sono pieno di acciacchi, sto tirando gli ultimi. Sento le note del Requiem avanzare. Ho subìto varie operazioni, pochi mesi fa un trapianto di motore. Non è stato un grande affare perché me ne hanno messo uno di usato – garantito mi avevano assicurato – ma ho preso una sòla. Respiro male, sono sempre ingolfato, emetto strani gas puzzolenti, neanche la nutrizione artificiale mi aiuta. Ringrazio la buona sorte, comunque, per essere arrivato dove sono. Il punto è che sono prezioso, indispensabile, senza di me qui chiudono baracca e burattini. Sto cercando un collega più giovane che prenda il mio posto. Scrivo per il passaggio di consegne.

Lavoro al Progetto Jonathan a Vicenza, una casa in campagna che ospita detenuti ed ex detenuti. Lo so, detta così non sembra un affare, ma siamo in mezzo al verde, ci sono l’orto e le suore vicine – molto gentili – e, soprattutto, ho assistito a veri e propri miracoli. Ho visto uomini ripulirsi l’anima, persone che avevano rubato, spacciato, picchiato, lavorare con impegno, imparare a gestire il tempo prendendosi cura di se stessi e degli altri. Ci sono anche gli irriducibili, certo, quelli delinquenti erano e delinquenti rimangono, ma di solito sono i più simpatici. Il clima è positivo, si scherza, si ride, l’argomento preferito sono le donne (purtroppo non se ne vedono molte). È un lavoro duro, ma di grande soddisfazione.  Per lo più trasporto gabbiette per animali, simpatici pezzetti di plastica ad incastro, realizzate dagli ospiti della struttura che al momento sono cinque: tre hanno già scontato la pena, uno è in pena alternativa, il quinto è in semilibertà . Il loro lavoro e il mio lavoro sono vitali, consentono ai ragazzi di ricostruirsi una vita e al Progetto di rimanere in piedi. 

La cosa che mi piace di più è essere utile agli altri. E le occasioni, in questi vent’anni, sono state molte. Mi presto a traslochi: qualche associazione chiede aiuto ai miei capi (Davide, Stefania e Lorenzo) e loro si affidano e si fidano di me. È una bella sensazione quando qualcuno crede in te. Per trasportare le gabbiette faccio di media due viaggi al giorno, Vicenza – Cavazzale andata e ritorno per due volte. Il mio sostituto deve essere simile a me, il mio corpo è morbido, svolazza al vento perché devo essere adattabile, devono potermi riempire come vogliono. Il tasto dolente l’ho lasciato per ultimo: la retribuzione. Il progetto Jonathan non può pagarti. Periodo di vacche magre. Qui è sempre periodo di vacche magre. Dovresti essere un dono, un gesto d’amore che andrà ad alimentare altro bene. Tra l’altro quest’anno Jonathan compie trent’anni. Sarebbe un meraviglioso regalo di compleanno! 

Il progetto Jonathan rischia di chiudere. Se qualcuno avesse un camion usato da donare o volesse aiutare l’associazione con un contributo può collegarsi al sito: www.progettojonathan.org. Si può versare (la somma è detraibile) tramite carta di credito o conto PayPal, oppure tramite un bonifico bancario all’IBAN: IT41N0344011801000000209600.

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