Sport
Il 23enne di Arzignano ha conquistato il suo primo titolo nazionale open

Paco Castagna: la derapata del sangue

Il padre Armando è stato il più forte centauro azzurro di sempre. Oggi è il massimo dirigente mondiale dello speedway
di Stefano Canola

La stagione 2017 della derapata italiana si è chiusa nel segno di Paco Castagna. Il 23enne pilota di Arzignano ha conquistato il suo primo titolo nazionale open, dopo quattro allori junior tra il 2011 e il 2015 e i successi a coppie e squadre nel 2013. L’incoronazione nell’ultima prova in ottobre a Lonigo, quando ha racimolato i punti necessari per festeggiare. Il Tricolore era l’obiettivo principale ed è arrivato anche grazie alla fortuna: il campione 2016 Nicolas Covatti ha dovuto saltare una tappa e due sono state annullate, rendendo più agevole il compito di Castagna.

«Infortuni, squalifiche, guasti meccanici e modifiche del calendario fanno parte del gioco – afferma Paco -. Quest’anno è stato penalizzato Nicolas, l’anno passato sono rimasto io fuori per i problemi alla caviglia. Da parte mia ho fatto tutto il possibile, vincendo il 10 giugno sul tracciato leoniceno e piazzandomi 6 volte al secondo posto. Questa regolarità di rendimento è stata la chiave del successo, insieme ai miglioramenti nelle partenze. La distanza da Covatti è diminuita: a volte ho fatto più punti di lui nelle batterie, anche se nelle Finali (5 vittorie per l’italo argentino ndr) è emersa la sua maggior esperienza”.

Per il futuro, Castagna sa dove bisogna crescere per trasformare gli ambiziosi sogni iridati in qualcosa di raggiungibile. «Le maggiori delusioni del 2017 sono arrivate nella qualificazione mondiale in Slovacchia e nella Finale europea a coppie di Lonigo – ammette l’arzignanese -. In entrambe le occasioni mi ero allenato duramente, forse soffro ancora la pressione degli appuntamenti importanti e degli spalti affollati. L’inverno mi aiuterà a prepararmi fisicamente e mentalmente, in attesa di un’altra chance nel campionato d’Inghilterra, dopo l’assaggio del 2016 con Ipswich».

Molte le persone che hanno contribuito a questo successo con la loro presenza in pista, ai box, sugli spalti o… due passi indietro.

«Simone Tadiello e Giorgio Trentin sono stati ottimi meccanici e consiglieri, altri mi hanno aiutato in officina, il Moto Club Olimpia Terenzano e gli sponsor hanno fornito costante sostegno, la famiglia e la fidanzata Valeria hanno dato serenità e sicurezza, amici e tifosi il calore, Sossi mi ha sostenuto dal Cielo. Mio padre (Armando, il più forte centauro azzurro di sempre e ora massimo dirigente mondiale dello speedway ndr) ha saputo mettersi da parte, dandomi consigli per la vita di tutti i giorni, ma senza mettere troppa pressione in pista: l’ho apprezzato. Ho visto tanti piloti ritirarsi per colpa di padri assillanti. Ringrazio il Signore per la famiglia che ho e per quella che sto costruendo, senza dar peso alle malelingue che mi vedono sempre avvantaggiato per il cognome».

Commenta

Clicca qui per lasciare un commento