Intervista

Orietta Berti: «Prendo l’energia dai giovani»

Dalla scelta di cantare per far felice il padre, alla nipote Olivia, la cantante in vetta alle classifiche con "Mille" in trio con Fedez e Achille Lauro si racconta in "Tra bandiere rosse e acquasantiere", ospite della libreria San Paolo.
Orietta Berti, 78 anni, 55 di carriera, è stata ospite della Libreria San Paolo.
di Marta Randon

La Diva della porta accanto, simpaticissima storpiatrice di nomi (Maneskin in Naziskin, Luca Argentero in Luca Formentero), ma anche Nonna d’Italia e Regina dell’estate con “Mille” in trio con Fedez e Achille Lauro di 50 anni più giovani. Orietta Berti, 78 anni e 55 di carriera, negli anni si è saputa reinventare più volte: dai concerti dal vivo, tourné nel mondo, ospitate in Rai e Mediaset a cuoca a Masterchef, commentatrice a Quelli che il calcio, ballerina a Ballando con le stelle, perfino giornalista, «rimanendo coerente con me stessa» dice nella canonica del tempio di San Lorenzo a Vicenza, mercoledì 14 luglio, prima di presentare la sua autobiografia “Tra bandiere rosse e acquasantiere”, ospite della libreria San Paolo. Le prime le preparava con la mamma, «comunistissima», per la festa del primo maggio, le seconde le colleziona. Ne ha un centinaio «grandi, belle, ognuna decorata da un orafo diverso – dice -. Con mio papà andavo a messa tutte le domeniche». 

Orietta, tutto è cominciato con la musica religiosa, cantando le canzoni in italiano di suor Sorriso, artista internazionale belga degli anni ’60. 

«Avevo vent’anni, finalmente dopo tantissimi provini avevo trovato una casa discografica seria e strutturata, la Philips Records, che mi propose di cantare in italiano le canzoni di una religiosa, suor Sorriso, che le proponeva in inglese e francese. Ma perchè dovevo imitare una che era già famosa nel mondo? In realtà erano delle preghiere bellissisime, eh, ma non volevo essere associata ad una suora. Mi proposero, allora, un accordo: se tu canti i brani di suor Sorriso, noi ti mandiamo a “Un disco per l’estate”. Accettai e fu la mia fortuna».

Come ha coltivato la fede?

«Pensando a mio papà. Lui voleva che facessi la cantante, io non ero convinta, pensavo sarei diventata sarta o maestra. Sono molto timida, ogni volta affrontare l’audizione era un trauma, ma da quando mio papà se n’è andato faccio qualcosa di nuovo per lui. Con la fede è lo stesso. Quand’ero piccola mi portava alle feste religiose e lanciavo i petali di rosa lungo le vie. I miei più grandi amici sono preti: don Sciortino ex direttore di Famiglia Cristiana, il mio padre spirituale è un paolino don Guido Colombo che ha battezzato la mia nipotina Olivia. Prima ci sono stati padre Ugolino che ha battezzato i miei due figli, Otis e Omar. Fu invece don Gino a sposarmi. La mia mamma non voleva che andassi da sola con Osvaldo (il marito ndr) a fare la tourné in America con Claudio Villa. “Se volete fare la tourné dovete sposarvi”, ci disse. Così fu, eravamo in Quaresima. Prima di salire sul palco prego. Prego sempre anche quando sono in viaggio».

A proposito di sua nipota Olivia. Che nonna è Orietta Berti?

«Abitiamo nello stesso paese, a Montecchio Emilia (RE), ma la vedo poco. Mio figlio me la porta dopo l’asilo quando la mamma è ancora a Parma a lavorare. Ha due anni. È furba, molto carina. Quando posso le leggo le stesse favole che piacevano a suo papà, le canto le ninne nanne. Ieri (martedì 13 luglio) è stata con me. Ha fatto il bagnetto in giardino, in una vasca, ma non ci sta più. L’acqua le piace molto. La Coca Cola mi ha mandato un pacco con la bottiglia, il rossetto, un ventaglio e un grande tappo che se lo schiacci si sente il ritornello della canzone “Labbra rosso Coca Cola”. Olivia l’ha premuro così tante volte che si è scaricato».

Lei invece aveva un bellissimo rapporto con la nonna paterna Roce.

«Si chiamava Rosa, ma tutti la chiavamano Roce. Era bravissima a cucire, due volte la settimana mi portava al cinema, veniva sempre con noi anche il signor Mauro che mi prendeva il gelato. Fuori dal cinema c’era un baracchino di quelli con le ruote: d’estate vendeva i gelati, d’inverno le caldarroste. Avevo un bel rapporto anche con la nonna paterna Carolina. Mia madre Olga e mia suocera Odilla sono state due nonne bravissime per i miei due figli».

Secondo lei perché Fedez le ha chiesto una collaborazione? Non è l’unico a cercare artisti degli anni ’60: pensiamo a Jovanotti con Morandi, ancora prima ci aveva pensato Rovazzi.

«I giovani artisti hanno bisogno di noi (artisti più maturi ndr), per far parlare di loro. Federico è un business man, voleva qualcosa di originale. L’ho conosciuto a Sanremo. Per le misure anti-Covid eravamo tutti chiusi nelle nostre camere, non potevamo vederci. Ho fatto amicizia on line con Francesca Michielin che duettava con lui. Federico mi disse che voleva fare una canzone con me. Mi inviò la traccia, mi piacque e andai a Milano a registrare. Poi mi chiese di farla un tono più alto. Si aggiunse in corsa Achille Lauro. “Per bacco è un terno al lotto!” dissi. “Tutti quest’estate fanno un duetto, noi facciamo un trio” decise Federico. È un progetto spontaneo. “Mille” può essere cantata da tutti, per quello funziona». 

Orietta, Osvaldo, Olga, Odilla, Otis, Omar,… tutti con la O.

«È una tradizione di famiglia che ha mantenuto anche mio figlio con la piccola Olivia».

Lei è l’emblema della serenità, della gioia di vivere. Di notte dorme poco, fa dei gran ragù e chiama gli amici in Canada. Qual è il segreto?

«Ce l’ho nel dna. È questione di voglia e di educazione che ho ricevuto dai miei genitori. In questo lavoro si deve sempre cominciare daccapo. Si possono fare cose diverse, ma per il tuo pubblico devono essere coerenti. E poi prendo tanta energia dai giovani. Nella testa e nello spirito mi sento una di loro. È una dare e avere».

Il segreto, invece, dei 54 anni con il suo Osvaldo?

«Abbiamo due caratteri diversi, lui è capricorno, testone, sempre arrabbiato. Io sono gemelli, solare che dice qualche parola di troppo, ma poi si scusa. Ormai sono così tanti anni che stiamo insieme che un po’ ci assomigliamo. Io sono più elastica, ma meglio così. Poi bisogna chiarire sempre, sono le piccole cose che rovinano tutto. È stato per tanti anni il mio manager (ora è il figlio Otis ndr)e il nostro lavoro ci ha aiutati: stando 24 ore sempre in mezzo alla gente se c’è qualche malumore poi ti dimentichi di essere arrabbiata. Non dimentico mai il bell’esempio in casa:  mai sentito una voce alterata. Sono cresciuta in una grande famiglia serena».