Editoriali

Nuove diseguaglianze: l’eredità che ci lascerà il Covid

di Lauro Paoletto

Poveri sempre più poveri. Ricchi sempre più ricchi. È uno degli esiti nefasti di questa pandemia che continua a stringere il pianeta.

È impossibile fare oggi una graduatoria rispetto ai cambiamenti che il Covid- 19 ha già causato e ancora causerà nella vita personale e comunitaria. Siamo, infatti, ancora nel mezzo della tempesta e si intravvedono molti segnali ma non è ancora possibile stendere un elenco ragionato e completo di come tutto questo ci sta rivoltando. Possiamo limitarci (e non è poco per cominciare a capire come sarà il mondo post-covid) a considerare alcune specifiche conseguenze, magari per chiederci se è possibile modificarne gli esiti.

È il caso proprio delle diseguaglianze che in questi mesi sono aumentate, in taluni casi, in modo enorme. E questo vale se consideriamo la singola specifica comunità locale, la nazione o il mondo. Da questo punto di vista la pandemia da coronavirus si conferma, come già abbiamo notato, un incredibile amplificatore di condizioni già presenti.

C’è innanzitutto un aumento allarmante, anche nei nostri territori, di situazioni di povertà che coinvolgono persone che fino ad oggi non avevano mai avuto bisogno di aiuti esterni.

Il grido di allarme che da tempo Caritas (anche attraverso il nostro giornale) lancia e le azioni che sta mettendo in campo a tale riguardo è quanto mai emblematico. Questo si accompagna a un arricchimento (in alcuni casi scandaloso, si pensi ai giganti del web) di alcune fasce della società (principalmente chi è in un segmento produttivo fortemente richiesto in questa situazione di difficoltà). È un divario preoccupante che può anche alimentare ulteriormente la rabbia degli esclusi e che quindi deve essere riequilibrato. Qui deve intervenire la politica, da un lato promuovendo lavori capaci di garantire una vita dignitosa alle persone e dall’altro facendo pagare il giusto in base ai fatturati realizzati. Tutto questo chiede una visione che sappia mettere al centro la persona.

È quello che cerca di fare, per esempio il Terzo Settore, come raccontato nelle pagine di questo numero del giornale. All’interno di questa situazione di povertà, particolarmente preoccupante è la condizione dei minori. In tale prospettiva la scarsa attenzione che il nostro Paese ha per la scuola rappresenta un’ipoteca pesantissima per le giovani generazioni. Anche per questo sarebbe urgente pensare oltre alla ripresa a partire dal 7 gennaio, ad azioni che consentano almeno un parziale recupero di quanto perso in questi mesi da migliaia di bambini e ragazzi.

C’è poi la diseguaglianza Nord-Sud che si è allargata sia a livello nazionale che planetario. In Italia i problemi registrati nella seconda ondata del contagio derivano, il più delle volte, anche da un sistema sanitario assolutamente insufficiente in alcune regioni del Sud (il caso Calabria è emblematico ma non è l’unico). La questione Meridionale si ripropone, così, in tutta la sua drammaticità e pone serie incognite per la ricostruzione dell’Italia post covid.

Il divario tra Nord e Sud del Mondo evidenzia l’amara constatazione che quando stiamo male noi, spariscono gran parte dei problemi del Pianeta. Anche per questa ragione è quanto mai urgente il rilancio delle organizzazioni internazionali (fortemente auspicato da Papa Francesco) capaci di tenere alta l’attenzione sulla situazione di Paesi in situazione drammatica.

Le diseguaglianze esasperate rischiano dunque di essere la vera eredità avvelenata di questa pandemia. Questo è tanto più probabile se continueremo a illuderci che possiamo salvarci da soli.