Editoriali

Non lasciamo che il virus spacchi la società

di Lauro Paoletto

Vi ricordate? Nella prima ondata ci eravamo stupiti di noi stessi tanto da fare quasi fatica a riconoscerci: il rispetto con cui seguivamo le norme dei vari Dcpm, la compostezza dei nostri comportamenti, lo spirito di squadra che ci sentivamo di condividere l’un l’altro… Gli italiani si erano persino scoperti orgogliosi … degli italiani.

Anche adesso, nella seconda onda, facciamo fatica a riconoscerci: ma al contrario. È molto più difficile rispettare le regole, anzi non pochi deliberatamente le infrangono, anche le più semplici e banali quale il mettersi la mascherina; lo spirito di corpo è saltato e addirittura un filo di cattiveria sembra essersi impossessato di più di qualche italiano o italiana. E così il personale sanitario dopo essere stato santificato a marzo e aprile, oggi è oggetto di incredibili e inaccettabili attacchi verbali e fisici. Questa volta, c’è anche di che vergognarsi. I negazionisti (che c’erano anche in primavera solo che erano nascosti) sono usciti allo scoperto, non poche volte arroganti e violenti.

Certo le difficoltà della seconda fase con il contagio fuori controllo, li ha alimentati, ma forse si sentono anche corroborati a livello internazionale da un ex – presidente che ha snobbato il virus e in Italia dalle benedizioni di qualche prete più negazionista dei negazionisti (come a una recente messa con la partecipazione di esponenti di Forza Nuova rigorosamente senza mascherine e senza distanziamenti) e da qualche emittente cattolica oltranzista, che forse, vorrebbe (segretamente) mettere al rogo qualche scienziato e medico, visto che considera il Covid frutto del “complotto delle élites”. Ebbene, come sempre, la verità non è mai da una sola parte: gli italiani non hanno improvvisamente fatto propria la disciplina nordica, come pochi mesi dopo non si sono scoperti tutti cattivi ed egoisti.

Se il Covid funge da megafono, come constatato già in altre occasioni, quello che sta emergendo in modo preoccupante è una società divisa, spaccata in due. Non si stanno confrontando, infatti, due differenti scuole di pensiero su come affrontare il virus o sull’efficacia di un vaccino e neanche due correnti di pensiero opposte sui danni maggiori a livello di salute o di economia. Nel Paese da una parte c’è chi considera il virus una bufala e dall’altra chi invece ne ha paura perché magari ne è stato contagiato. In questo caso non sono ‘semplicemente’ due diverse scuole di pensiero, però con presupposti comuni. In questo caso chi nega il virus rifiuta l’approccio scientifico, senza il quale diventa possibile tutto e il suo contrario e nessun dialogo è però percorribile. Il virus, dunque, sta amplificando una spaccatura che, peraltro, già c’era. Quanto sta accadendo in Italia (e in Europa) sta avvenendo in modo ancora più marcato negli Stati Uniti. Una delle maggiori azioni compiute da Trump in questi anni è stata quella di alimentare le spaccature del Paese. La ricomposizione della società americana (profondamente lacerata) non è mai stata un suo obiettivo. Combattere il virus signifi ca, invece, lavorare anche a una ricomposizione di un tessuto sociale ferito, provato in molte sue componenti, nella consapevolezza che (come ripete continuamente papa Francesco) siamo tutti (nessuno escluso) sulla stessa barca.

È questo un compito non certo più semplice o meno importante di debellare il virus e per il quale serve il contributo decisivo dei credenti che hanno nel proprio Dna la ricerca dell’unità e non la divisione basata sulla falsità.

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