In primo piano Papa Francesco

«Non amare è il primo passo per uccidere»

di M.Michela Nicolais

“Chiunque odia il proprio fratello è omicida”. “L’indifferenza uccide”. Ma anche l’ira, l’insulto, il disprezzo sono un omicidio, perché annichiliscono la dignità della persona. Nell’udienza di oggi, il Papa si è soffermato ancora una volta sulla Quinta Parola del Decalogo, evidenziandone l’altezza e la profondità: “Non amare è il primo passo per uccidere; e non uccidere è il primo passo per amare”.

“Davanti al tribunale di Dio, anche l’ira contro un fratello è una forma di omicidio”, esordisce Francesco. “Ma Gesù non si ferma a questo, e nella stessa logica aggiunge che anche l’insulto e il disprezzo possono uccidere”, e noi siamo abituati ad insultare, incalza il Papa. “L’insulto fa male, uccide”, e anche il disprezzo è una forma di uccisione della dignità della persona”. “Gesù ci dice che se tu disprezzi, insulti, odi, questo è omicidio”. “Nessun codice umano equipara atti così differenti assegnando loro lo stesso grado di giudizio”, sottolinea Francesco: quando andiamo a messa, dovremmo riconciliarci “con le persone con le quali abbiamo avuto dei problemi, abbiamo pensato male di loro, li abbiamo insultati”, perché Gesù mette l’insulto, il disprezzo, l’odio “sulla linea dell’uccisione”. “L’indifferenza uccide. È come dire all’altra persona: ‘Tu sei morto per me’, perché tu l’hai ucciso nel tuo cuore”. Usa ancora parole a braccio, il Papa, per spiegare che “l’uomo ha una vita nobile, molto sensibile, e possiede un io recondito non meno importante del suo essere fisico”. Poi l’elenco scende nel dettaglio: “Per offendere l’innocenza di un bambino basta una frase inopportuna. Per ferire una donna può bastare un gesto di freddezza. Per spezzare il cuore di un giovane è sufficiente negargli la fiducia. Per annientare un uomo basta ignorarlo”.

“Non amare è il primo passo per uccidere; e non uccidere è il primo passo per amare”, sintetizza Francesco, citando la frase terribile uscita dalla bocca del primo omicida, Caino: “Sono forse io il custode di mio fratello?’”. “Così parlano gli assassini”, la denuncia dal sapore forte. “Proviamo a rispondere a questa domanda”, l’invito ai 18mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro: “Siamo noi i custodi dei nostri fratelli? Sì, lo siamo! Siamo custodi gli uni degli altri! E questa è la strada della vita, la strada della non uccisione”.

“Nessuno di noi può sopravvivere senza misericordia”, ribadisce il Papa: “Se uccidere significa distruggere, sopprimere, eliminare qualcuno, allora non uccidere vorrà dire curare, valorizzare, includere. E anche perdonare”. “Nessuno si può illudere pensando: ‘Sono a posto perché non faccio niente di male’”, il monito: “Un minerale o una pianta, questi sanpietrini che sono lì, non fanno niente di male, hanno questo tipo di esistenza, un uomo no: una persona, un uomo e una donna no. A un uomo e a una donna è richiesto di più. C’è del bene da fare, preparato per ognuno di noi, ciascuno il suo, che ci rende noi stessi fino in fondo”. “Una volta abbiamo ripetuto tutti insieme qui in piazza una frase di un santo su questo, forse ci aiuterà”, la proposta a braccio alla folla in piazza: “Non fare del male è cosa buona, ma non fare del bene non è buono. Sempre dobbiamo fare del bene, andare oltre”. “Non uccidere significa una chiamata all’amore”, la sintesi finale.

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