Editoriali

No al razzismo sia grido di tutti

Ai tempi della cosiddetta Prima Repubblica (prima del 1994) c’era stato qualcuno che aveva provato a risolvere i problemi ambientali semplicemente alzando i valori in base ai quali la presenza di certe sostanze nell’acqua o nell’aria veniva considerata anomala e preoccupante. La diffusione maggiore di qualche malattia o di qualche altro problema successivo chiariva che (ovviamente) il sistema era solo un inganno.

Di fronte ai fatti di violenza di questi ultimi 15 giorni che hanno visto come vittime persone immigrate, qualcuno tra coloro che contano (per il momento) ha pensato si possa usare sostanzialmente lo stesso meccanismo, negando, di fatto, il problema. Da Palazzo Chigi è arrivato il rassicurante messaggio che “nel nostro Paese non c’è alcun rischio razzismo, al massimo (in qualche caso) si può parlare di episodi di bullismo”.

C’è da chiedersi: “Cosa bisogna attendere per dichiarare che siamo in presenza di un tale pericolo? Il ritorno del Ku Klux Klan (l’organizzazione americana segreta e razzista che nella prima parte del ‘900 propugnava la superiorità dei bianchi rispetto ai neri)?”.

Colpisce come, in un momento in cui la presenza immigrata nel Paese è in forte calo, ci siano ripetuti episodi di violenza che vedono come vittimepersone provenienti dall’Africa o di origine Rom. Una qualche domanda su questo è il caso di farcela. E colpisce come, invece di condannare senza tentennamenti episodi del genere e magari assumere qualche provvedimento preventivo, ci si premuri di negare la possibile esistenza di una vena razzista crescente anche tra gli italiani.

L’atteggiamento discriminatorio e vessatorio rispetto a certe persone, ha origini prima di tutto culturali ed è su questo versante che esso va prevenuto e combattuto evitando, innanzitutto, i messaggi che possono alimentarlo. In tal senso certe affermazioni da parte ancora di chi conta sembrano andare in senso opposto. Che significato ha rendere noti i numeri dei reati solo compiuti da immigrati?

A quale modello di convivenza civile pensano i nostri politici? Ci sono valori che sono trasversali e non hanno (o non dovrebbero avere) colore politico. La dignità della persona umana, di ogni persona (a prescindere da “sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali” come recita l’articolo 3 della nostra Costituzione) è ancora un valore condiviso da tutte le forze politiche? Vogliamo credere di sì. Allora si organizzi una manifestazione unitaria, con tutti i leader politici in prima fila per dire no al razzismo.

Questi valori non possono essere contrabbandati per qualche voto: da essi dipende la qualità della nostra convivenza futura.

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