Territorio

Nel Vicentino le donne guadagnano 30 euro al giorno in meno rispetto agli uomini. Scopriamo perché.

A Vicenza e provincia una donna guadagna quasi 30 euro al giorno in meno rispetto a un uomo (49 euro contro 78). È il dato che emerge nell’analisi dei dati Cisl presentati di recente al convegno a Palazzo Bonin Longare, iniziativa di Equamente al Lavoro, campagna della Regione del Veneto in collaborazione con Veneto Lavoro per la promozione della parità retributiva. La busta paga arriva lo stesso giorno, ma tra uomo e donna i conti non tornano.

I contratti nazionali prevedono la stessa retribuzione tra uomini e donne, ma è il sistema a non funzionare: “obbliga” infatti le donne – sopratutto madri – a lavorare meno ore, lo vedremo nel dettaglio, e quindi ad evere meno possibilità di crescita, meno premi, benefit, incentivi.

Organizzato con il supporto della Consigliera di Parità di Vicenza e con il Patrocinio della Provincia e del Comune di Vicenza, il convegno è la terza tappa di una serie di incontri, uno per provincia del territorio regionale veneto, in programma fino a giugno. L’obiettivo è la promozione della parità retributiva tra uomo e donna come previsto dalla Legge Regionale 3 “Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra donne e uomini e il sostegno all’occupazione femminile stabile e di qualità”, approvata dal Consiglio Regionale del Veneto il 15 febbraio 2022.

Nel 2022, anno in cui si riferiscono i dati raccolti dalla Cisl, a lavorare nella provincia vicentina sono il 56,7% uomini e il 43,3 donne (con un aumento dell’1,7% delle femmine rispetto al 2018).

Nel settore privato le donne sono impiegate soprattutto in sanità e assistenza sociale (84,8%), nell’istruzione (76,2%) e nei servizi (70,1). D’altronde basta entrare in un negozio di giocattoli: la maggior parte dei giochi del reparto bambine sono dedicati alla cura. È la solita questione culturale.

Le donne però, mediamente, studiano più degli uomini: quasi 30 donne occupate su 100 hanno una laurea in tasca contro una media di meno di 17 maschi su 100. Eppure il gentil sesso quadagna meno e fa meno carriera.

«Il titolo di studio più elevato delle donne rispetto agli uomini si riflette sulla qualifica lavorativa delle assunzioni analizzate per sesso che vedono al primo posto per peso percentuale le donne assunte in professioni intellettuali – spiega Francesco Peron, ricercatore del Centro Studi Cisl Vicenza -. Il disallineamento avviene però nei ruoli dirigenziali dove poco più di un’assunzione su quattro è donna. Neanche 3 donne su 10 sono dirigenti, contro i 7 e oltre maschi».

A pesare quindi sul gap retributivo non è solo la qualifica della lavoratrice ma anche il fattore “tempo”, dove si evidenzia una distanza importante tra assunti a tempo parziale o totale. Tra i lavoratori dipendenti meno di due uomini su 10 hanno un part time. Quasi una donna su due invece lavora mezza giornata. «Per capire in profondità le diversità di genere nel mercato del lavoro – continua Peron – è necessario analizzare il numero di settimane lavorate da donne e uomini ogni anno: le donne che lavorano 52 settimane sono molte meno rispetto agli uomini (- 52.860 unità) e questo deriva dalla tipologie di contratti (ad esempio stagionali) e da fattori storicamente culturali».

Torna quindi il tema della conciliazione lavoro-famiglia e il fatto che è quasi sempre la donna ad occuparsi dei figli e a “rinunciare” al tempo pieno e quindi alla carriera. È un cane che si morde la coda.
Il divario di genere che porta al “gender pay gap” è confermato anche dal divario tra le giornate retribuite: 46,7 milioni per gli uomini (anno 2021 provincia di Vi) e 30,7 milioni per le donne con una differenza di 16 milioni di giornate retribuite. Se si somma questo elemento a quello della retribuzione ecco che la problematica emerge in tutta la sua evidenza: il totale delle donne occupate prende la metà rispetto agli uomini in provincia di Vicenza con una media di 28.601 euro di retribuzione base per i lavoratori dipendenti maschi e 17.987 euro per le femmine. In media una donna riceve al giorno una retribuzione di 49,28 euro mentre un uomo 78,36 euro. Ecco che il divario è di quasi 30 euro. La differenza retributiva si riflette sulla situazione pensionistica, con una media che penalizza pesantemente le donne che arrivano a percepire pensioni con un valore di quasi la metà rispetto agli uomini.

La parità retributiva e la qualità contrattuale per la donna significano anche indipendenza economica, prima arma contro la violenza di genere. «È un passo imprescindibile verso l’autonomia non sono decisionale – afferma Ida Grimaldi, avvocato cassazionista, esperta in discriminazioni di Genere e Pari Opportunità -. La leva del denaro spesso viene infatti usata come ricatto, in contesti dove ancora oggi la gestione finanziaria viene affidata ai mariti».

Il Report “Global Gender Gap” 2023 del World Economic Forum ha registrato per l’Italia un arretramento di posizione: dal 63^ posto del 2022 al 79^ posto del 2023. Responsabili di questa differenza sono soprattutto l’incidenza del lavoro non retribuito e il part time, quindi la qualità del lavoro per le donne. «La Legge Regionale 3/2022 – continua l’avvocato – introduce proprio strumenti e misure per contrastare la cultura discriminatoria nelle aziende. La certificazione della parità di genere è uno di questi strumenti: verrà rilasciata alle aziende che adottano una reale politica globale di parità per rimuovere gli ostacoli verso l’integrazione, assegnando un punteggio premiale che porterà a sgravi fiscali e contributivi.

«Una delle iniziative più significative – dice la Consigliera di Parità della Provincia di Vicenza Francesca Lazzari – è l’istituzione di un Registro delle imprese virtuose: uno strumento che dovrà favorire comportamenti virtuosi delle imprese in ordine alla parità retributiva e alle pari opportunità di lavoro e nel lavoro tra donne e uomini. Questa può rappresentare una certificazione simbolo che faciliti lo sviluppo di un processo culturale di più ampio respiro, che necessita della vigilanza e del ruolo di garanzia offerto dalle Consigliere di parità sul territorio nonché dello sviluppo della centralità di un welfare sociale con una rete di servizi efficace che riduca il carico di lavoro di cura delle donne in ottica di condivisione vera».

Marta Randon