Attualità

Nasce l’esecutivo ‘dei due Presidenti’

di L.P.

La Costituzione dà, in alcuni frangenti, un grande potere al Capo dello Stato che può determinare gli scenari politici futuri.

Uno dei dati su cui tutti sono concordi in questa fase politica estremamente delicata del nostro Paese è che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è mosso scrupolosamente nell’alveo della Costituzione, esercitando, però, tutte le prerogative che la Carta fondamentale attribuisce al Capo dello Stato. Fino a giungere alla situazione di trovarci ad avere un governo ‘del Presidente’, frutto cioè non della dinamica parlamentare e quindi della scelta dei partiti, ma dell’iniziativa personale del Capo dello Stato di fronte a una situazione di evidente stallo.

La nostra, come sappiamo, è una repubblica parlamentare, ma occorre riconoscere che la Carta costituzionale prevede gli spazi affinché il Presidente della Repubblica eserciti, in certe situazioni, un ruolo decisivo nel determinare i futuri scenari politici, quasi da repubblica semipresidenziale. È questa una delle caratteristiche dell’istituzione del Presidente della Repubblica nel nostro ordinamento, con caratteristiche definite ‘a fisarmonica’, nel senso che il suo potere di intervento può allargarsi o restringersi a seconda delle condizioni del sistema istituzionale del momento. Nel caso specifico, infatti, Mattarella di fronte allo stallo politico e all’impossibilità di andare al voto senza bloccare per sei mesi il Paese in un frangente di estrema delicatezza, ha di fatto commissariato i partiti e ha preso in mano le redini del gioco, come gli consente la Costituzione e ha fatto nascere il governo Draghi, mettendo le forze politiche di fronte al fato compiuto. Il nuovo presidente del Consiglio non ha, così, alle spalle un proprio partito o una propria coalizione, ma ha accanto il Capo dello Stato che si fa garante del nuovo esecutivo e con il quale ha sicuramente condiviso la lista dei ministri. Questo, peraltro, ha una ricaduta di grande rilevanza (elemento questo tutt’altro che irrilevante) anche in ambito internazionale in termini di credibilità e forza del governo nascente.

Mattarella, essendo costretto dai fatti a dare vita all’esecutivo Draghi, ha avviato un processo che potrebbe ridefinire gli assetti politici nazionali. E i primi segnali già si vedono. La conversione europeista (se verrà confermata dai fatti) di Salvini e della Lega, è già di per sé un risultato impensabile anche solo sei mesi fa. La ridefinizione politica in corso nei Cinque Stelle è un altro scenario che ha subito un’accellerazione in seguito alla scelta di Mattarella. Si tratta di vedere cosa accadrà per Forza Italia, Italia Viva e il partito Democratico e i vari soggetti che gravitano attorno al fantomatico Centro, compreso Giuseppe Conte. Gli esiti possono essere i più diversi, quello che appare molto probabile è che dopo questo nuovo esecutivo nella politica italiana nulla sarà come prima.

 

Erika Stefani, ministra vicentina. È il nuovo Ministro alla disabilità (uno dei tre dicasteri leghisti nel nuovo Esecutivo Draghi).Classe 1971, avvocato, è stata vicesindaco eassessore all’urbanistica del Comune di Trissino. È eletta in Senato per la prima volta nel 2013 con la Lega Nord e viene rieletta sempre al Senato alle elezioni del 2018. Il 1° giugno 2018 entra nel governo Conte I (l’esecutivo giallo-verde) come ministro degli affari regionali e delle autonomie, responsabilità che ricopre fino al 5 settembre 2019. Nel governo di Mario Draghi ci sono quattro ministri veneti: oltre alla Stefani, due bellunesi, Daniele Franco, ministro dell’Economia, di Trichiana come Federico D’Incà (Rapporti con il Parlamento) e Renato Brunetta, veneziano, ministro della Pubblica amministrazione.