Missioni

Mozambico, un paese da ricostruire. Anche nell’anima

Una donna di fronte alla sua casa abbattuta dal vento.
di Andrea Frison

A Beira e nell’entroterra della provincia di Sofala, di cui la città costiera mozambicana è il capoluogo, si respira ancora aria di ciclone. «Gli eventi che si sono abbattuti sulla città nel 2019 e nel 2020 hanno creato un’ansia che è rimasta nel cuore della gente – spiega don Maurizio Bolzon, missionario fidei donum della Diocesi di Vicenza -. Il problema è che in futuro questi fenomeni estremi continueranno a ripetersi. I meteorologi spiegano che normalmente i cicloni si abbattevano sul Madagascar. Oggi però il cambiamento climatico ha fatto innalzare di due-tre gradi la temperatura sul canale del Mozambico: questo fatto permette ai cicloni di riguadagnare forza e abbattersi in tutta la loro potenza sulla provincia di Sofala per poi proseguire nell’entroterra».

Don Maurizio Bolzon con alcuni operai.

A una sessantina di chilometri da Beira si trova Mafambisse, città dove sono presenti alcuni missionari della Pia Società di San Gaetano tra cui don Piergiorgio Paoletto,anche lui rientrato a Vicenza per un periodo di riposo. «Dopo i cicloni che si sono abbattutti nell’entroterra, abbiamo aiutato la popolazione a ricostruire circa quattrocento abitazioni – racconta il missionario -. In seguito a questi eventi si è aggravato il problema degli orfani, di cui ci occupiamo da anni. Ne seguiamo ben 370, che riusciamo ad accompagnare nel loro percorso di studi grazie alle adozioni a distanza e alle offerte che riceviamo dall’Italia. Attualmente gestiamo due mense dove questi ragazzi possono trovare almeno un pasto al giorno e stiamo progettando di realizzarne una terza».

Ma la preoccupazione per i cicloni non è l’unico problema che affligge Beira e la provincia di Sofala. «Tra la popolazione serpeggia il malcontento per il reclutamento dei giovani da mandare al nord per combattere le milizie jihadiste», racconta don Maurizio. Nella provincia di Cabo Delgado, all’estremo nord del Paese, è infatti in corso una guerra a tutti gli effetti tra milizie jihadiste e l’esercito regolare, che finora non è riuscito ad imporsi sui guerriglieri, in parte mozambicani e in parte provenienti dai Paesi vicini. «Il conflitto ha generato un milione di profughi, qualche famiglia ha raggiunto Beira per essere ospitata dai parenti – prosegue don Maurizio -. Cabo Delgado è una regione ricchissima di risorse, tra cui rubini, rame e uranio, sulla quale grosse compagnie energetiche hanno investito risorse importanti e che determina non pochi equilibri politici nel Governo di Maputo, la capitale del Mozambico».

A tutto questo si aggiunge il Covid- 19: «Il numero reale dei contagi non lo sapremo mai – racconta da Beira don Davide Vivian, fidei donum vicentino -. Fortunatamente qui i casi sono stati sporadici, anche se conoscevamo alcune persone decedute a causa del virus. Le mascherine si indossano solo negli spazi chiusi, all’aperto non le porta nessuno. Ma qui si muore di più di malaria e di Aids».