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Morto p. Eugenio Melandri. Lottò sempre per la pace e la giustizia

di Lauro Paoletto

Domenica scorsa 27 novembre si è spento all’età di 71 anni il saveriano padre Eugenio Melandri.

Figura poliedrica, con un grande carisma, Melandri ha avuto più appartenenze e impegni in ambiti diversi: il sacerdozio e la missione con i Saveriani, l’impegno politico fino a diventare europarlamentare e poi assessore al comune di Genzano (Roma), il giornalismo, e poi di nuovo padre saveriano. Queste scelte differenti e non sempre condivise o comprese anche da chi gli era vicino, non gli hanno impedito di mantenere una chiara coerenza di fondo e una fedeltà ad alcuni valori fondamentali quali la promozione della pace e della giustizia, la difesa dei poveri, il tutto dentro un riferimento evangelico che non è mai venuto meno.

Sospeso a divinis nel 1989 in seguito alla sua elezione al Parlamento europeo con Democrazia Proletaria, è stato riammesso al sacerdozio proprio in queste ultime settimane grazie all’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. Questo passaggio gli ha permesso di celebrare nuovamente da prete saveriano la sua prima e unica messa nella Giornata mondiale missionaria, prima di concludere la vita terrena (nella foto a sinistra p. Giorgio Biguzzi vescovo emerito di Makeni Sierra Leone. Al centro Eugenio Melandri).

La figura di Melandri ha portato un contributo importante di iniziative, dibattito e scelte anche a Vicenza, segnando la formazione di una generazione di giovani. È stato, infatti, nella comunità dei Saveriani per alcuni anni, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, occupandosi innanzitutto di animazione giovanile ma non solo.

«Padre Eugenio aveva una grande capacità di coinvolgere i giovani» ricorda Giovanni Marangoni, 61 anni, impiegato dell’associazione Diakonia onlus, che con il saveriano ebbe un legame particolare, tanto da sceglierlo come testimone di nozze. «Al Convegno ‘Evangelizzazione e promozione umana’ (tenutosi nel 1976 fu il primo Convegno nazionale della Chiesa italiana ndr) l’obiezione di coscienza era stata indicata come una delle scelte preferenziale per i giovani cattolici. Melandri nel 1978 portò a Vicenza, in un Palasport gremito di giovani, l’Abbé Pierre (fu lui a organizzare anche l’incontro con il vescovo brasiliano Helder Camera) e ci furono alcune testimonianze di giovani. Tra queste p. Eugenio chiese anche la mia come giovane che di lì a poco avrebbe iniziato l’Obiezione di coscienza in Caritas».

Questa attenzione e impegno a favore della pace si concretizzò in una serie di iniziative a Vicenza che proseguirono negli anni quali i ‘Cristiani per la pace’, fino al gruppo Famiglie per la pace animate da don Gigi Pigato e il percorso di discernimento sul Dal Molin. Fu lui ad avviare l’esperienza delle Veglie alternative dell’ultimo dell’anno. Melandri, una volta trasferito da Vicenza, proseguì per un po’ di tempo gli incontri domenicali con i giovani.

Anche don Battista Borsato (81 anni), allora parroco al Villaggio del Sole, ebbe numerose occasioni di incontrare e collaborare con Melandri. «Aveva una grande capacità di aggancio con i giovani – ricorda – e di creare dibattito attorno a valori che furono sempre un riferimento per lui quali la pace, la disobbedienza creativa, la giustizia. Questo riuscì a farlo anche, per esempio, dirigendo la rivista dei saveriani che trasformò da quello che era sostanzialmente un bollettino a una vera e propria testata di informazione e opinione quale divenne ‘Missione oggi’».

Don Battista dopo gli anni vicentini non lo aveva più incontrato, fino alla sua prima messa quindici giorni fa. «Ci siamo salutati- ricorda -. Ho intuito che per lui era molto importante rientrare pienamente nella famiglia saveriana». Con i padri saveriani, peraltro, Melandri aveva mantenuto i rapporti. Dopo le sue esperienze politiche era tornato a vivere nella comunità di a San Pietro in Vincoli a Ravenna. «Nonostante le sue diverse scelte – conclude Borsato – Eugenio Melandri è riuscito a essere sempre coerente con sè stesso e con i valori fondamentali per i quali si è speso». A tale riguardo Giovanni Marangoni sottolinea come il saveriano, nativo di Brisighella, ricordasse una raccomandazione che gli aveva fatto l’amico vescovo don Tonino Bello: «Al di là delle scelte che fai, Eugenio non dimenticarti mai dei poveri».

Un legame molto forte e continuativo nel tempo lo ha avuto anche Graziano De Munari, 61 anni, attivista Cisl, tanto che fu il saveriano a celebrare il suo matrimonio con Emanuela. «Eugenio – ci dice quando lo raggiungiamo mentre si sta recando a Ravenna per il funerale dell’amico – mi ha insegnato a riflettere, a informarmi e ha risvegliato in me la coscienza sui temi della pace, della cooperazione, della fame, della giustizia. Un percorso di vita che ho avuto al fortuna di poter conoscere, di rispettare e spesso di condividere per oltre 40 anni. La conoscenza di Eugenio e del suo impegno ha sicuramente aiutato a crescere anche nostro figlio Samuele (ora trentenne)».

Melandri manifestò in tanti modi la sua anima missionaria e la sua attenzione in particolare per l’Africa. De Munari ricorda al riguardo l’impegno con la carovana di ‘Chiama l’Africa’ e per «il Nobel della pace alle donne africane che ha coinvolto anche molte associazioni vicentine». «Un’altra caratteristica di Melandri sottolinea – è stata la sua capacità di creare ponti tra credenti e non credenti».

In occasione dei suoi 70 anni Melandri organizzò un incontro dal titolo ‘Grazie alla vita’. «In quell’occasione – ricorda Giovanni Marangoni – gli abbiamo fatto dono di una stola del Guatemala, che avevamo avuto da amici della Pia Società San Gaetano». La consapevolezza della malattia (un tumore al pancreas che lui chiamava ‘il drago’) lo ha portato a pensare a un nuovo titolo per il successivo incontro ‘La vita è adesso’. In questo Melandri ha mostrato ai suoi amici – sottolinea Marangoni – che «è importante insegnare a vivere, ma è altrettanto importante insegnare a morire, come lui aveva imparato da sua mamma».