In primo piano Intervista

«Il mio viaggio tra “sconfini” esistenziali»

La giornalista Donatella Ferrario
di Marta Randon

Un viaggio affascinante, da Milano a Lisbona, passando per Trieste e Novara. Un viaggio, oltre i confini geografici, che abbraccia quelli psicologici, linguistici, culturali, attraverso le parole e le esperienze di vita di otto personaggi, la maggior parte scrittori (Antonia Arslan, Pap Khouma, Claudio Magris, José Tolentino Mendonca, Paolo Rumiz, Abraham Yehoshua), un medico (il professor Eugenio Borgna) e un fotografo (Uliano Lucas).

Sconfinare. Viaggio alla ricerca dell’altro e dell’altrove è il secondo libro di Donatella FerrarioLa giornalista dei periodici San Paolo e scrittrice milanese sarà ospite de La Voce dei Berici il 14 dicembre, alle 20.30, al centro culturale San Paolo, in viale Ferrarin 30, a Vicenza. Presenterà il suo libro in dialogo con una delle protagoniste intervistate, la scrittrice padovana di origini armene Antonia Arslan. Sarà presente anche il nostro vescovo Beniamino, che interverrà nel dibattito.

«È stato un lavoro di sbobinatura enorme – racconta Ferrario un tardo pomeriggio, appena appoggiata la valigia a casa a Milano, dopo un viaggio da Roma -. Ore e ore di registrato, “nastri” digitali ascoltati e riascoltati per non fraintendere frasi e sfumature. Un viaggio di città in città, di persona in persona, che mi ha arricchita molto».

La copertina del libro

Perché ha scelta di impostare un libro in questo modo?

«L’idea è nata dall’incontro con lo scrittore Giorgio Pressburger, a cui il libro è dedicato. La sua vita è stata un attraversamento di confini: aveva vissuto la persecuzione degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale e l’invasione dell’Ungheria da parte russa, fino alla fuga col fratello gemello Nicola in Italia, che definisce “terra di accoglienza”. Ho quindi pensato di coinvolgerlo in un viaggio di attraversamenti: un tema drammaticamente attuale. Pressburger è scomparso nell’ottobre 2017: non abbiamo fatto in tempo a sconfinare insieme, purtroppo. Ma l’idea è rimasta e si è ampliata: da un discorso che doveva essere solo sui confini, è passato a un viaggio esistenziale, che ci interroga su muri, identità, limiti, sbarramenti. E ho voluto compierlo anche fisicamente: raggiungendo i miei interlocutori nei loro luoghi, spostandomi anch’io, cambiando la prospettiva ».

Quanto è importante cercare di superare i propri limiti, quindi di “sconfinare”?

«Penso che sia fondamentale: e direi che fa parte della natura umana. Bisogna però esserne consapevoli: accorgersi che sempre sconfiniamo, andiamo oltre, e che l’oltre, il diverso da me, l’altro da me, non sono minacce, ma opportunità. In senso laico. Non necessariamente religioso, legato a una fede. Lo straniero non mette in pericolo la mia identità: semmai la arricchisce, mi offre sguardi differenti. La mia impronta resta la mia: ogni volta più completa. Più ricettiva, allenata. Basta pensare all’esperienza di un viaggio e al famoso detto che quando si torna non si è mai la stessa persona che è partita. Ed è vero. E non parlo di viaggi all’altro capo del mondo. Anche l’uscire di casa ogni mattina è un viaggio alla scoperta dell’altro (e di noi stessi)».

Come ha scelto i protagonisti? In base a che criteri?

«È stata una scelta anche affettiva. Avevo già intervistato nel tempo alcuni dei protagonisti di questo viaggio: sentivo conloro una forte assonanza, che mi ha molto aiutata. “Viaggiatori” ognuno con la propria personalità e storia, ma tutti molto generosi, oltre che eccezionali. Hanno messo a disposizione il loro tempo per più incontri: il libro è un concentrato di lunghissime chiacchierate. Mi sono poi accorta che alcuni hanno identità plurali, per nascita e professione: il giornalista Pap Khouma la definisce, nel suo caso senegalese e italiano, “doppia presenza”. Arslan italiana con radici armene, i triestini Rumiz e Magris al confine di più mondi, Lucas che li varca con la sua Leica, Borgna nel suo quotidiano lavoro di psichiatra».

Il suo confine personale? Quello che non ha oltrepassato o che non vuole/riesce ad oltrepassare?

«Vorrei essere una persona senza confini: se non quelli che ledono la mia e l’altrui libertà. Ma il confine davvero insuperabile per me resta quello della sofferenza fisica e psichica. Lo psichiatra Eugenio Borgna dedica pagine struggenti a questo confine incomprensibile».