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Mariapia Veladiano racconta il “signor Alzheimer”

Il 24 febbraio, alle 18, la presentazione online di “Adesso che sei qui” in collaborazione con Centro Presenza Donna e La Voce dei Berici.

Il 24 febbraio, alle 18, in diretta streaming sulle pagine Facebook della Libreria San Paolo di Vicenza e del Centro documentazione e studi Presenza Donna, Enrico Zarpellon e Marta Randon, redattrice de La Voce dei Berici, dialogano con la scrittrice Mariapia Veladiano che presenta il suo ultimo libro, “Adesso che sei qui” (ed. Guanda, 265 pagine). Il volume narra gli ultimi anni di vita di zia Camilla, anziana malata di Alzheimer, raccontati dalla nipote-figlia Andreina che decide di prendersi cura di lei, in casa. «Non era mia madre, ma io ero sua figlia» dice la giovane donna attraverso la penna delicata di Veladiano, già insegnante e preside.

L’esordio della malattia, la diagnosi, la scoperta dei traumi e i nuovi ritmi di vita. Una vita tuttavia piena, divertente, grazie alle tante donne che riempiono le giornate di Camilla con dedizione e amore. La nipote prima di tutto, ma anche le due assistenti familiari straniere, le tre ragazze del “progetto Alzheimer”, la vicina di casa Aida e la signora «degli impacchi di fango per le gambe». Un libro di relazioni vere, per lo più femminili. Gli uomini ci sono, zio Guidangelo, Teo “l’aggiustatutto”, il fratello sacerdote, ma fanno da sfondo. La casa di zia Camilla è grande, accoglie tutti con equilibri sempre nuovi. Ci sono la campagna, l’orto, la pergola, i fiori, le galline. Ma anche i farmaci, i medici e gli stratagemmi per sopravvivere al non ricordo, alla rabbia e alla frustazione. Giornate di sole e di pioggia.

Un libro commovente.  L’esordio del “tedesco” è in piazza di Starniglio, in un piccolo paese non lontano dal Lago di Garda e dal corso dell’Adige. Vestita con cappotto, guanti e sciarpa zia Camilla cammina spaesata. È agosto, ci sono trenta gradi, il sole infuoca i bolognini del selciato. È uno degli scherzi della malattia degenerativa in cui «continuamente la vita inciampa in qualcosa di nuovo e scatta l’opposizione». Il mondo fuori ha visto zia Camilla e da quel momento il morbo esiste per tutti. «Chi ha di fronte il malato di Alzheimer non deve avere paura – scrive Veladiano -. Le cose che si dicono brutte non sono davero brutte. È solo un cambiamento» . La narrazione è viva ed energica, come zia Camilla è stata e continua a essere fino alla fine dei suoi giorni.