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L’occasione persa della Repubblica Democratica del Congo

di Giovanni Pigatto*

Quella che poteva essere una grande opportunità di transizione democratica, pacifica e moderna per la Repubblica Democratica del Congo rischia di trasformarsi nell’ennesima occasione persa.

Il 30 dicembre si sono tenute le elezioni presidenziali, oltre due anni dopo la scadenza naturale del mandato del presidente uscente, Joseph Kabila, che ha fatto di tutto per rimandare anche la data del voto.

Kabila è salito al potere nel 2001, quando ha preso il posto del padre Laurent-Désiré, personaggio chiave del processo di rovesciamento del precedente dittatore Mobutu Sese Seko. Non potendo ripresentarsi, Kabila ha scelto di candidare il proprio delfino Emmanuel Ramazani Shadary, mentre le opposizioni avevano in un primo momento individuato il loro candidato nella figura di Martin Fayulu, persona dall’alto profilo professionale, già dirigente di Exxon-Mobil. Tuttavia, verso la metà del novembre scorso, Félix Tshisekedi, un altro figlio d’arte (il padre Étienne era il candidato contro Kabila nelle contestate elezioni del 2011), ha rotto il patto delle opposizioni dichiarando di volersi candidare a sua volta.

Dopo ben dodici giorni dalla data delle elezioni, la Commissione ElettoraleNazionale Indipendente (Ceni) ha reso noti i risultati elettorali, dichiarando vincitore Tshisekedi, con il 38,57% dei voti, seguito da Fayulu (34,83%) e da Shadary (23,84%). Durante tutto questo tempo la connessione internet è stata interrotta dal governo in tutto il Paese, ufficialmente per evitare la distribuzione di notizie false, in pratica per ostacolare la grande rete di controllo che la Chiesa cattolica, assieme alle opposizioni, ha messo in piedi.

Da sempre la Chiesa ha moltissima influenza sulla vita politica del Paese. La Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (Cenco) è stata la prima a organizzare delle proteste di piazza dopo che Kabila si rifiutò

di dare seguito agli Accordi di San Silvestro, siglati il 31 dicembre del 2016, che lo obbligavano a indire nuove elezioni entro il 2017. Il regime rispose a queste manifestazioni con la violenza, sparando sui manifestanti e macchiandosi di diversi omicidi, anche con agguati tenutisi fuori dalle chiese, dopo le messe domenicali.

Dalla metà del 2018, la Cenco iniziò a organizzare il monitoraggio del voto, mettendo in piedi una rete di ben 40 mila osservatori che sono riusciti a coprire il 75% dei seggi di un territorio vastissimo, grande quasi otto volte l’Italia. E pochi giorni dopo la chiusura delle urne, la Cenco ha dichiarato di conoscere il vincitore delle elezioni, facendo trapelare il nome di Fayulu. “Prendiamo atto dei risultati provvisori dell’elezione presidenziale che per la prima volta nella storia recente del nostro Paese, apre la via all’alternanza ai vertici dello Stato’, hanno dichiarato i Vescovi dopo la comunicazione dei risultati, affermando: “I risultati delle elezioni presidenziali pubblicati dalla Commissione elettorale non corrispondono a quelli raccolti dai circa 40.000 osservatori elettorali dispiegati sotto l’egida della Commissione Episcopale Giustizia e Pace nei seggi elettorali e negli uffici di spoglio del voto”.

Fayulu ha così dichiarato di voler contestare l’esito delle elezioni sollevando i sospetti fondati che il regime abbia fatto un patto con l’ex oppositore, che ha subito cominciato a moderare i toni, dichiarando che Kabila “da oggi non è più un avversario”.

Il 20 gennaio la Corte Costituzionale ha confermato Felix Tshisekedi (sostenitore del governo precedente nonostante non fosse il candidato di Kabila), dopo che lo sfidante Martin Fayulu , aveva chiesto il riconteggio dei voti. Fayulu ha molti documenti che dimostrerebbero che il vero vincitore è lui, come tra l’altro sostengono Francia, Belgio e la Conferenza episcopale della Chiesa Cattolica congolese. La Corte Costituzionale ha però rifiutato l’appello per mancanza di prove sufficienti.

La situazione rimane dunque opaca e comunque vada, getta un’ombra sulla transizione democratica del Paese.

*Giovanni Pigatto è curatore assieme a Laura Mozzato del podcast “Ab Origine”, dedicato alla storia, alla politica, e alla società degli Stati africani. Ascolta “Ab origine” su Spreaker.

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