Cultura

Lo scorrere dell’acqua e del tempo nell’affresco di Scotolati per Grumolo

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di Manuela Mantiero

Il dipinto murale di Gabriele Scotolati racconta una storia, un territorio, un tempo passato ma che si fa presente e futuro. La pittura, che accoglie coloro che si affacciano in Municipio, come un filo immaginario, lega le vicende di Grumolo, Sarmego, Vancimuglio e mette in luce come queste terre siano da sempre strettamente connesse allo scorrere delle acque. Non a caso l’artista ha rappresentato, in alto a sinistra come una sorta di incipit, la roggia Moneghina, testimonianza della vocazione e dell’enorme attenzione alla cultura del paesaggio iniziata in tempi davvero remoti. L’acqua ha portato ricchezza, grazie alla produzione del riso e l’acqua è stata una fonte essenziale per sviluppare anche quella civiltà delle ville venete che qui a Grumolo è documentata da residenze straordinarie.

La forza motrice da cui parte la storia di questo territorio, erede dello spirito organizzativo romano e impegnata nella duplice impresa di redenzione spirituale e materiale, fu il monachesimo. Attorno all’anno 1000 il vescovo di Vicenza concedeva alle monache benedettine di San Pietro a Vicenza i propri possessi di Grumolo, e l’antica pieve di Santa Maria. Le monache si fecero promotrici di vaste bonifiche disboscando, prosciugando le paludi, canalizzando l’acqua e avviando la produzione del riso che portò prosperità e finalmente agio alle popolazioni locali.

Fu proprio la ricchezza data dalla coltura del riso che incoraggiò, nel corso del Cinquecento, diversi patrizi veneziani ad investire nell’attività agricola per integrare i guadagni derivanti dal commercio che andavano via via riducendosi. E così alle opere di bonifica si affiancarono le costruzioni di dimore nobiliari: l’acqua di nuovo, non solo come utilità ma come decoro e allegrezza, come simbolo di ricchezza e di abbondanza. Nel dipinto di Scotolati si notano numerose ville, da villa Rigo Porto Chiericati con la monumentale cancellata, eretta per volontà di quel Giovanni Chiericati che aveva commissionato il prestigioso palazzo oggi sede della pinacoteca civica di Vicenza e su, pare, progetto del più illustre architetto di tutti i tempi: Andrea Palladio. Accanto vi è villa Godi Piovene, opera di un altro architetto vicentino, Vincenzo Scamozzi, autore delle mirabili scene lignee del Teatro Olimpico.

Come le ville anche le chiese narrano la storia del territorio: la pieve di Santa Maria ha origini lontanissime, forse costruita sopra i resti dell’antico castello, nella dedicazione ricorda la chiesa madre della Diocesi, quella Cattedrale che da sempre è dedicata alla Madonna. Accanto vediamo la parrocchiale di Sarmego dedicata a San Michele Arcangelo che custodisce due autentici capolavori: il dipinto con Madonna in trono e i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista di Bartolomeo Montagna commissionato per volontà testamentaria del nobiluomo Ludovico Volpe e realizzato nel 1520. In chiesa vi è, poi, un’opera rara: un Compianto su Cristo morto in terracotta riferibile al XVI secolo, opera fragilissima e notevole, unica nel panorama artistico della Diocesi. Infine, scorgiamo la facciata della chiesa di Vancimuglio, ricostruita negli anni Cinquanta del secolo scorso, la cui titolazione a San Silvestro fa pensare ad una fondazione e ad una giurisdizione benedettina, quindi delle monache di San Pietro.

Al centro della parete, accanto allo stemma comunale, Scotolati ha dipinto l’ex granaio delle monache, testimonianza del lavoro fatto dalle stesse per riqualificare in senso produttivo il territorio di Grumolo. Con libertà l’artista ha inserito la ruota da mulino che esisteva nei pressi dell’edificio antico. Le ruote da mulino erano un motivo tipico del paesaggio veneto, erano utilizzate per diversi scopi: per fini agricoli e protoindustriali, per produrre energia che doveva servire le officine cartiere, tessili, i magli. A fine settecento, ne avremmo viste a centinaia nelle nostre campagne, tante che non riusciamo oggi ad immaginare. E come la ruota ricorda il lavoro fatto e la produttività delle nostre terre, questa pittura condensa in sè mille anni di storia, di vissuto e di bellezza.