Cultura

Le parrocchie riscoprano il linguaggio della musica

di Andrea Frison

Riappropriarsi del linguaggio della musica per contrastare un impoverimento culturale che a sua volta impoverisce la liturgia. Può essere riassunto così il messaggio del convegno che ha fatto da cornice alla presentazione dei corsi di Organo del conservatorio “Pedrollo” di Vicenza. Un messaggio scandito sia da mons. Pierangelo Ruaro, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, che da mons. Vincenzo De Gregorio, direttore della Pontificia Accademia di Musica Sacra di Roma, che si sono confrontati con il direttore del Pedrollo Roberto Antonello.

«La diffusa ignoranza musicale degli italiani tocca inevitabilmente anche i preti e i Vescovi e di fatto sta facendo dell’Italia un Paese a-musicale – afferma mons. De Gregorio -. Servono competenze musicali, tenendo presente che la musica è musica, occorre usare con prudenza l’aggettivo “sacro”: non dobbiamo restringere l’ambito di competenza ma allargarlo». Un punto sul quale concorda mons. Ruaro: «Spesso si cade nell’errore di credere che, trattandosi di musica sacra, si stia parlando di un ambito ristretto. Non è così: occorrono competenze elevate e vaste». La Diocesi di Vicenza, in questo, è sempre stata «d’avanguardia – afferma mons. Ruaro – e ha svolto un ruolo da protagonista fin dalla nascita del movimento ceciliano. Non dimentichiamo che una delle lettere pastorali del vescovo Rodolfi alle parrocchie vicentine si intitolava “Perché il popolo canti”, e in essa si invitava a promuovere le scuole di canto per i bambini in quanto, sosteneva Rodolfi, per formare alla fede è necessario il linguaggio della musica». Anche Ruaro, quindi, sostiene la necessità di «riappropriarci del linguaggio della musica, che deve tornare centrale nella celebrazione. La musica liturgica non solo si esegue, ma sgorga dalla liturgia». Un principio dal quale derivano una serie di indicazioni “pratiche” per gli organisti liturgici. «Il servizio dell’organista deve andare oltre l’aspetto esecutivo – afferma Ruaro -. Occorre conoscere le esigenze del rito. Lo considero un ministero liturgico che ha anche il compito di sopperire alle “carenze musicali” dei preti». In quest’ottica, «tutte le 22.500 parrocchie italiane possono diventare dei potenziali centri di attività musicale», afferma mons. De Gregorio, «dei centri – aggiunge mons. Ruaro – in cui coltivare e creare opere d’arte». Tanto più che storicamente «la musica sacra e la liturgia hanno creato l’arte e diffuso capolavori assoluti», come afferma il direttore del conservatorio Roberto Antonello, ricordando l’offerta formativa del “Pedrollo” che propone i corsi di Organo, Organo e Musica Liturgica, Organo storico, Prepolifonia, Direzione di coro e Composizione corale.

Per questo il convegno è stata l’occasione anche per «rilanciare la collaborazione con il conservatorio, che ci ha visti collaborare, negli anni passati, nella realizzazione del master in organo liturgico», e che potrebbe tradursi anche nello «studio e nell’approfondimento di due figure importantissime della musica sacra – è l’auspicio di mons. De Gregorio -, i vicentini Ernesto e Sandro Dalla Libera».

Il tavolo dei relatori