Cultura In primo piano

Le “gocce di splendore” di Fabrizio De André

di Marco Bedin

Fabrizio di Andrè è stato un distillatore eccezionale: della vita che vedeva e condivideva, della sostanza al di là delle apparenze, del valore altissimo che si trova soprattutto dentro alle uve più essiccate.

Distillava parole precise, potenti, cantate quasi sillabando. Parole che cadevano come gocce che si facevano poco a poco e, mature, precipitavano toccavano dritte il cuore di chi ascoltava.

Distillava sapienze che venivano da ogni dove: tradizioni, autori classici e contemporanei, esperienze autobiografiche, pensiero colto e racconti popolari. Dopo sapiente bollitura e giri di alambicco sortiva testi memorabili. Distillava poesia. Come in un tram faceva salire le parole, le portava con se e poi alla fermata giusta le faceva scendere, sempre mirabilmente assortite.

Ribelle e pensoso

Distillava con cura maniacale non solo il testo, ma anche le musiche e gli arrangiamenti. Nei primi anni per paura di non far un buon prodotto, negli ultimi perché non poteva che essere così.

Distillava sempre in buona compagnia: anarchico e pessimista, si considerava comunque un privilegiato ed era grato per gli affetti, le amicizie, le collaborazioni. Amava Genova che l’ha fatto crescere e la Sardegna che l’ha maturato anche nelle difficoltà (come nel rapimento insieme alla moglie).

Distillava ad orari improbabili, dentro volute di fumo di immancabili sigarette, rispettoso e grato di essere partecipe delle storie degli sconfitti e degli incompresi.

Le sue canzoni come certi liquori maturano avendo il tempo per amico. Sulla bottiglia etichette semplici: il suo nome in stampatello. E magari la sua faccia, ribelle o pensosa o sorridente o tutto assieme; comunque in gioco, libero.

Smisurata preghiera

A chi ha la grazia di frequentare la sua musica, Faber regala ancor oggi, a vent’anni dalla sua morte, una goccia di splendore di umanita’ di verita’ come canta lui delle minoranze in Smisurata PreghieraIl brano è l’ultimo distillato in assoluto della sua produzione (traccia finale dell’ultimo album Anime Salve).

Così Faber lo presentava: «è una specie di riassunto dell’album stesso: è una preghiera, una sorta di invocazione… un’invocazione ad un’entità parentale, come se fosse una mamma, un papà molto più grandi, molto più potenti. Noi di solito identifichiamo queste entità parentali, immaginate così potentissime come una divinità; le chiamiamo Dio, le chiamiamo Signore, la Madonna. In questo caso l’invocazione è perché si accorgano di tutti i torti che hanno subito le minoranze da parte delle maggioranze. Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi… e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di vessare, di umiliare le minoranze. La preghiera, l’invocazione, si chiama “smisurata” proprio perché fuori misura e quindi probabilmente non sarà ascoltata da nessuno, ma noi ci proviamo lo stesso.»