Territorio

L’azienda, un “affare di famiglia” in cui ognuno trova il suo posto

di Andrea Frison

Cinque generazioni, cinque modi diversi di intendere l’azienda che hanno imparato a farsi spazio. La pasticceria-panetteria “Olivieri 1882” di Arzignano non ha soltanto una storia imprenditoriale di successo, ma è un esempio di ricambio generazionale.

«E pensare che non volevo fare il panettiere -racconta Oliviero Olivieri- Agli inizi era un piccolo panificio. Fu mia mamma ad introdurre la pasticceria. Io volevo fare l’odontotecnico ma mio padre fu vittima di un incidente; ho preso in mano l’azienda». Da qui cominciano le innovazioni. «Pane se ne vendeva meno ed io ero appassionato di pasticceria, così ho frequentato corsi di formazione. Abbiamo aperto la caffetteria, così le colazioni sono diventate una parte importante dell’azienda».

Negli anni 2000 si è affacciata sull’azienda la quinta generazione, quella dei figli di Oliviero. «Il primo, Nicola, come me non voleva saperne. Poi ha fatto un viaggio in Australia e ha lavorato in un panificio. È tornato a casa con molte nuove idee e la voglia di mettersi in gioco». Ma il passaggio non fu facile. «All’inizio volevo che tutto si facesse a modo mio, questo però creava molte tensioni. La svolta è stata quando Nicola ha iniziato un suo percorso di formazione, imparando a fare cose che io non sapevo fare. Fino all’idea di riaprire il panificio». Una vera scommessa, «perché il panificio era quello tradizionale: tre tipi di pane, tutto lievito madre e pagnotte da chilo».

Per Andrea, il secondogenito, la strada che ha portato in azienda è passata per Milano. «Oggi si occupa della parte amministrativa e commerciale, oltre al marketing. Con lui abbiamo avviato un reparto di lievitati e pizze. Siamo un’azienda ibrida: pane, colazioni, pasticceria, gelateria, ristorazione…».

Merito di un passaggio generazionale positivo. «Il ragazzo che entra in azienda deve sentirsi stimolato. Il “vecchio” deve rendersi conto che il giovane ha una visione diversa. Ho imparato a propormi e non a impormi».