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Profugo dell’Afghanistan accolto a Vicenza: «Abbiamo perso 20 anni di lotta»

Syed, 40 anni, ingegnere informatico afghano scappato con la famiglia dal suo Paese, racconta la «nuova vita» a Vicenza e i sogni di libertà. Vive in un appartamento in zona ovest gestito dalla cooperativa Paripasso.
di Marta Randon

«Qui a Vicenza ci sentiamo al sicuro, stiamo vivendo un’esperienza meravigliosa. Dalla notte del 31 agosto ci  hanno accolti a braccia aperte e stiamo iniziando una nuova vita. La chiamiamo “Nuova casa, nuova vita”». L’agitazione della prima settimana è alle spalle. Syed, 40 anni, ingegnere informatico afghano, assieme al suo nucleo familiare (due figlie di 9 e 10 anni e una moglie incinta) e altri sette parenti si sono stabiliti in un appartamento nella zona ovest di Vicenza messo a disposizione dalla cooperativa Pari Passo che li segue. Per loro sono state settimane frenetiche tra documenti da depositare, visite mediche, vaccinazioni, spesa e l’inizio della scuola alla primaria Giovani XXIII per le due bambine. 

Syed, prima di tutto come sta? Come sta la sua famiglia?

«Stiamo tutti bene. Qui ci sentiamo al sicuro»

Perché avete lasciato l’Afghanistan?

«I talebani hanno occupato Kabul e l’intero Paese. I talebani hanno cominciato a cercare chi stava lavorando per le truppe e le missioni straniere. Mio fratello, mio ​​cugino ed io offrivamo servizi informatici all’Ambasciata Italiana e alla Cooperazione Italiana a Kabul. Collaboriamo con la vostra Ambasciata da molti anni. Avevamo un’attività di servizi IT nella capitale».

Come avete organizzato la fuga?

«Dopo che i talebani hanno conquistato Kabul, ho contattato i nostri amici dell’ambasciata italiana all’interno dell’aeroporto per aiutarci a lasciare la città. Avevamo paura che i terroristi potessero trovarci perché avevano tutte le informazioni di chi lavorava per le missioni e le truppe straniere in Afghanistan. Dopo due tentativi, siamo finalmente arrivati ​​al gate est con il supporto dell’Esercito Italiano. I talebani avevano bloccato le strade e perquisito i veicoli, e verificavano l’identità delle persone che si recavano all’aeroporto. Ho soggiornato una notte all’interno di un magazzino che apparteneva all’Esercito Italiano con le mie figlie e la nostra famiglia. Dormivamo sul cemento sopra a dei cartoni, ma eravamo felici di essere al sicuro. Siamo partiti da Kabul con l’aereo militare italiano e siamo atterrati a Roma. L’Esercito Italiano ci ha sostenuto fino al 31 agosto, data del nostro arrivo a Vicenza. Gli americani non ci hanno sostenuto durante l’evacuazione da Kabul».

Qual è la prima impressione che avete avuto del nostro Paese?

«Sono le persone a fare grande un Paese. Quelle che abbiamo conosciuto fino ad ora sono meravigliose ed amichevoli. Per il momento è un’esperienza piacevole, soprattutto a Vicenza con Pari Passo. Sono fantastici. Apprezziamo molto il loro supporto e aiuto».

Qual è il suo primo pensiero la mattina quando si sveglia?

«Ogni giorno, quando mi sveglio, sento libertà e pace. Penso che cosa sarebbe successo se non avessi potuto lasciare l’Afghanistan. Sono ancora preoccupato per alcuni miei parenti, soprattutto per i genitori di mio cugino che non sono riusciti ad arrivare all’aeroporto per problemi di salute. Vogliamo provare a portarli qui in tutti i modi. Ogni giorno penso che tutti i miei sforzi e la lotta per guadagnarsi da vivere a Kabul sono svaniti. Ho ottenuto il mio Master in Business Administration (Mba) in Francia, il mio sogno era quello di far crescere la mia azienda e creare un futuro brillante per la mia famiglia. Improvvisamente tutto è finito a causa del ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan».

Che cosa sogna per lei e la sua famiglia qui in Italia?

«L’Italia è la nostra nuova casa. So che sarà difficile ricominciare da zero, ma grazie al supporto iniziale del governo italiano troveremo la nostra strada. Il mio sogno è raggiungere ciò che non ho potuto ottenere in Afghanistan. Voglio vivere in pace ed essere in grado di esprimere liberamente i miei pensieri e le mie opinioni. Voglio che la mia famiglia, in particolare le mie due figlie, decidano da sole e realizzino i propri sogni. Voglio, poi, imparare l’italiano e la cultura italiana per trovare un lavoro o avviare un’attività in proprio». 

Quanto tempo resterete a Vicenza?

«Ho già iniziato ad amare questa città, ma non so per quanto ci rimarrò; non so dove troverò lavoro e dove mi stabilirò».

Qual è il destino del suo Paese dopo il ritiro della truppe Americane?

«Dal ritiro delle truppe statunitensi e della Nato dall’Afghanistan, molte persone di talento e istruite, molti uomini d’affari hanno lasciato il paese. Le donne non possono studiare o lavorare. Non vogliamo i talebani. La gente in Afghanistan non potrà vivere liberamente, i talebani non rispetteranno i diritti umani e soprattutto i diritti delle donne. È tornato tutto a 20 anni prima. Abbiamo perso 20 anni di lotta per costruire un Paese che rispetti i diritti umani e la libertà di parola. Niente sarà più lo stesso».

Che cosa pensa degli interessi della Cina nei confronti del suo Paese?

«I vicini dell’Afghanistan hanno i loro interessi, in particolare Pakistan e Cina, poiché i talebani desiderano unirsi ai progetti del corridoio economico Cina-Pakistan. La Cina è interessata ad avere buoni rapporti con i talebani per il  progetto della Nuova Via della Seta. Il Pakistan ha sostenuto gruppi terroristici come i talebani dal 1996. Come popolo afghano abbiamo sofferto a causa dell’interesse economico delle superpotenze. Ora ci hanno lasciato soli con i talebani, un gruppo terroristico che vuole portarci nell’età oscura».