Sinodo sui giovani

«Sono stupita per come ci hanno ascoltato al Sinodo»

La vicentina Laphidil Twumasi, terza da sinistra, al Sinodo sui giovani
di Lauro Paoletto

Laphidil Twumasi, 25 anni, studentessa di bioingegneria, residente a Vicenza è l’unica giovane vicentina invitata al Sinodo sui giovani come uditrice. È tornata domenica sera da San Pietro dove ha vissuto la celebrazione conclusiva presieduta da papa Francesco. La raggiungiamo al telefono per farci raccontare la sua esperienza di questa assemblea sinodale che ha dato la parola ai giovani di tutto il mondo.

Laphidil che impressione ha avuto di questa Chiesa che vuole entrare in relazione con i giovani. Vi siete sentiti ascoltati?

«Confrontandomi anche con altri uditori posso dire che c’è stato un reale sforzo di mettersi in ascolto di noi giovani. Oltre al lavoro fatto in fase presinodale dove ci eravamo incontrati e avevamo parlato con i padri sinodali, durante queste tre settimane ci sono stati diversi gruppi di lavoro composti da giovani auditori e padri sinodali».

Come è stato il clima tra voi?

«Un bel clima anche perché quasi tutti i giovani avevano partecipato anche ai lavori presinodali e dunque il Sinodo è stato una sorta di ritrovo».

Rispetto ai lavori, qual è il bilancio? Sei soddisfatta dei risultati raggiunti? Cosa non ti soddisfa pienamente?

«In realtà, sono rimasta stupita per come ci hanno ascoltato. Forse ci aspettavamo di essere lì come partecipanti passivi e invece abbiamo contribuito realmente alla stesura del documento. L’unica cosa che va osservato è che, a parte i gruppi di lavoro dove eravamo coinvolti, tutto il resto si svolgeva solo tra i padri sinodali. Sappiamo però che è una cosa graduale e che bisogna avere pazienza perché non possiamo rivoluzionare tutto».

Rispetto ai temi toccati nel documento qual è la sua valutazione?

«I problemi che abbiamo posto nel documento presinodale sono stati tutti affrontati nel testo conclusivo. Forse c’era il bisogno di affrontare in modo più ampio il ruolo della donna. Ne abbiamo parlato ma non c’è stata, effettivamente, tutta questa attenzione su questo versante».

Eravate giovani da tutto il mondo. Cosa dice questo della Chiesa?

«C’erano non solo giovani cattolici, ma anche non credenti. È una Chiesa che non lascia fuori nessuno e cerca di includere tutti senza barriere. Come giovani siamo riusciti a esprimere un’unità di aspettative: pur venendo da esperienze e luoghi diversi, come giovani abbiamo gli stessi bisogni».

Che cosa si aspetta ora dalla Chiesa?

«Mi aspetto che le cose che sono state dette e scritte siano effettivamente messe in atto e che tutto non si fermi a Roma».

E a Vicenza cosa l’aspetta?

«Prima della fase presinodale mi ero incontrata con il vescovo Beniamino per un confronto in vista dei lavori e ho portato al Sinodo i frutti di quel confronto. Ora che sono tornata ci saranno una serie di occasioni in cui potrò raccontare quello che ho vissuto al Sinodo».

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