Diocesi In primo piano

Laici associati, discepoli e missionari

di Lauro Paoletto

Li chiamò perché stessero con lui …. e per mandarli’. È il titolo della veglia di Pentecoste che il vescovo Beniamino presiderà il corrente sabato 8 aprile in Cattedrale a Vicenza a partire dalle 20.30. Si tratta di un momento particolarmente significativo nel corso del quale i nuovi componenti dei gruppi ministeriali riceveranno il mandato e le associazioni e movimenti ecclesiali si ritroveranno per invocare lo Spirito.

Nella Consulta diocesana delle aggregazioni laicali si ritrovano una sessantina di realtà tra movimenti e associazioni ecclesiali, con caratteristiche e doni diversi ma tutte legate dal riconoscersi parte della stessa comunità ecclesiale. Sono realtà particolarmente significative per i laici soprattutto con riferimento alla propria formazione.

«Essere in associazione – spiega Francesco Zordan, presidente diocesano della Consulta diocesana – significa innanzitutto sentirsi parte di qualcosa. Alla base c’è un valore condiviso. Vuol dire, per le nostre realtà di movimenti e associazioni, essere in cammino con la Chiesa locale nella riflessione sociale, civile, politica. Veniamo da esperienze diverse, ma nella comunità ecclesiale ci sentiamo parte di qualcosa di affine».

«Il tema della veglia – precisa don Flavio Grendele, delegato episcopale per le aggregazioni laicali – evidenzia la sfida che le nostre aggregazioni hanno di fronte: aiutare i laici a vivere come discepoli di Gesù e missionari nel mondo. Questo significa coniugare fedeltà al Vangelo dentro la vita quotidiana della gente, vivere la sequela del Signore dentro la storia. Non ci può essere missione senza discepolato, così come non si può pensare all’essere discepoli senza sentirsi inviati. Oggi, nelle nostre realtà rischiamo di vivere divisi: o tutti spirituali senza il mondo, o tutti nel mondo senza radicamento spirituale». «I laici associati – aggiunge Grendele – sono chiamati a contribuire a una sinodalità dal basso verso l’altro». In questa prospettiva è decisivo il cammino formativo che – nota don Flavio «spesso nelle nostre comunità non c’è».

Al riguardo, precisa il presidente Zordan «come Consulta proponiamo un percorso di formazione alla politica in senso ampio a partire dall’importanza dell’organizzazione». Su questo versante movimenti e associazioni sono invitati a capire se e come i propri riferimenti organizzativi vanno ripensati.

«Servono – sottolinea Zordan – nuovi programmi, nuovi modi di vivere l’organizzazione, occorre mettersi in discussione tenendo però presente la propria identità. È importante che questa formazione sia condivisa tra movimenti e associazioni ecclesiali diverse. La Consulta è l’unico coordinamento che c’è a livello ecclesiale e in questo è un’esperienza di comunione molto importante. I riferimenti generali che vengono dati poi, ovviamente, vanno declinati in modo specifico nelle differenti realtà».

In un tempo di forte individualismo il proporre un’esperienza aggregata è già di per sè un messaggio culturale.

«Il presupposto – sottolinea Caterina Pozzato, presidente diocesana dell’Azione cattolica – è che nessuno si salva da solo. Tutti siamo chiamati a vivere il battesimo. L’associazione non ha qualcosa di diverso ma offre un valore aggiunto che aiuta a vivere bene la coscienza battesimale. Essere associazione educa a progettare insieme, a costruire legami, a confrontarsi con idee diverse. È una palestra di corresponsabilità».

Secondo Carlo Cavedon, presidente provinciale delle Acli, «fare associazione significa prima di tutto promuovere il valore dello stare assieme, del fare comunità, di assumere metodi decisionali democratici e partecipativi in un tempo, come quello odierno, dove prevale l’individualismo e il leaderismo. Come Acli cerchiamo di dare un contributo su tante tematiche a noi care, che spaziano dalla tutela delle fasce più fragili della popolazione (anche con i nostri servizi) al mondo del lavoro: la Parola e la Dottrina sociale della Chiesa sono i cardini del nostro pensiero, consapevoli che al centro di tutto deve esserci la Persona, con la sua dignità e il suo valore. Siamo consapevoli che questa visione cozza con una realtà dove il lavoratore viene considerato spesso solamente come un numero, ma proprio per questo motivo è necessario far sentire una voce che metta in discussione tali approccio».

L’Agesci vive questo confronto con altre realtà ecclesiali concretamente nel Sinodo delle associazioni che consente – come rileva Anna Todescan responsabile con Pietro Mancino e l’assistente don Marco Sterchele di Zona Vicenza Berica – «la condivisione concreta con altre associazioni». «Nel fare la proposta di fede nelle diverse fasce d’età, l’Agesci – prosegue Anna – si inserisce nel progetto catechistico della Chiesa italiana, riconoscendo nel “Catechismo per la vita cristiana” della Cei il principale riferimento per i contenuti da trasmettere e lo stimolo per l’elaborazione di itinerarioriginali per condurre fanciulli, ragazzi e giovani verso la maturità della fede». Quando il giovane Scout decide di prendere la partenza fa le tre scelte fondamentali che sono quella politica, quella di fede e la scelta di servizio. Nel vivere queste scelte spesso si relaziona anche con realtà differenti a livello ecclesiale».

Il far parte di un movimento ecclesiale è per Bepi e Claudia Possia dei Focolari un modo per rispondere a una chiamata. «Il Movimento – spiega Claudia – è un dono dello Spirito e quando decidi di farne parte ti accorgi che ti da un di più che ti aiuta a cogliere meglio quanto il Vangelo ti dice» «Personalmente – aggiunge il marito Bepi – con i Focolari ho incontrato Gesù vivo. Lì condividiamo un cammino che riguarda tutti gli aspetti della vita, con gli aspetti belli ma anche con le fatiche e i nostri limiti». Il partecipare alla veglia di Pentecoste è per Claudia e Bepi «un modo per essere riconoscenti verso lo Spirito Santo e per celebrarlo e anche per ritrovarci con altre associazioni e movimenti ecclesiali. È questo un fatto importante perché nella molteplicità e differenza dei doni ci si arricchisce. E questo è anche la nostra esperienza con la Consulta».