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La “virtus” di tutti per battere il virus

Per sfidare una forza impetuosa serve la forza intelligente di persone allenate alle virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza.
In questi giorni nei terrazzi delle case sono apparse molte scritte "Andrà tutto bene"
di Matteo Pasinato

Virus è parola che viene dal latino, e ha a che fare con “verde”. È la “forza che fa verdeggiare”, come la primavera che rimette in moto la natura addormentata dall’inverno. È il “veleno”, il succo aspro (verde) che avvelena, aggredisce e distrugge. Virus è sia la “primavera” che il “veleno”, pura forza che fa pressione (sia per riattivare sia per devastare).

In questo tempo, il “verde” del veleno è più forte del “verde” della primavera. Un minuscolo e invisibile organismo che attacca, velocissimo, con una violenza impetuosa, finché trova un’intelligenza capace di distrarlo, confonderlo, rivoltargli contro tutta la forza distruttiva. Sarà possibile mettere il virus di una primavera (che risveglia) contro il virus che devasta? E quale sarà l’intelligenza per combattere un veleno con il risveglio?

Partiamo dal bollettino quotidiano degli infettati “uccisi” e dei guariti: è solo questione di numeri? Pare che i numeri sia uno dei motivi del panico talvolta irrazionale. Per non entrare nella percentuale dei “deboli”, molti cercano riparo nella percentuale dei “forti” (vedi lo svuotamento di supermercati, lo svago abituale nelle piazze…). Le disposizioni del governo, invece, ci hanno imposto la via del “tutti fermi”. Ci fermiamo tutti, perché tutti siamo deboli, e perché rispondere insieme è l’unica forza che abbiamo. L’impulso a raggruppare deboli da una parte e forti dall’altra è una classifica che non serve a niente. L’unica cosa che conta è la regola: proteggendo noi stessi proteggiamo gli altri, e viceversa. Questo significa che quando proteggi gli altri, sei al sicuro anche tu. E puoi proteggere te stesso solo quando anche gli altri sono al sicuro. Mettere deboli da una parte e forti dall’altra, è pura illusione. Ma si può reagire con l’intelligenza: nessuno può proteggere se stesso senza proteggere tutti gli altri.

Andiamo un po’ più a fondo. Domandandoci se un veleno che rischia di infettarci (ma questo punto è piuttosto delicato!) non sia l’idea che i soli “diritti” siano l’unica strada del futuro. Non sono in questione i sacrosanti diritti: uscire di casa, camminare, viaggiare, avvicinarci e salutarci. Ma ormai la logica del diritto è utilizzata dappertutto: il “diritto” di non pagare le tasse; il “diritto” di avere un’arma in casa; il “diritto” di avere figli, tutti e in tutti i modi; il “diritto” di sospendere le cure o il “diritto” di imporle. Se l’unica cosa che abbiamo in comune è che tutti hanno diritto di fare quello che vogliono, ci stiamo avvelenando? Che sia più intelligente tornare a parlare di più e meglio del debito (il “dovere”) reciproco che abbiamo? Del dovere di rispettare le regole, di moderare i linguaggi, di rispettare ritmi e tempi, allenarci alla sobrietà del vivere, senza deridere le persone moderate, non disprezzando la solidarietà. Perché tutto questo ci fa vivere insieme, tanto quanto i diritti. E senza allenamento quotidiano le gambe si indeboliscono, e quando c’è bisogno di correre veramente, allora vengono i crampi.

E la comunità cristiana? È curiosa la coincidenza del virus con la quaresima. Come cristiani non abbiamo il diritto di andare per la nostra strada, e per questo ci siamo allineati al ritmo di tutti. Solo che l’effetto, almeno per qualcuno, è di panico ecclesiale. Mentre si può recuperare un buona intelligenza in quello che sta accadendo, per il fatto che parole in circolazione da tempo (tipo: “chiesa in uscita”, “riforma” pastorale, “cambiamento di stili”…) ora diventano vera e propria sfida. Se non realizziamo alcune riforme, rischiamo di contagiarci con abitudini che portano al collasso. E poi, questo “digiuno” ecclesiale, ci aiuta ad aprire meglio gli occhi su qualche stile che si dice cristiano, ma in realtà è un cristianesimo “che mi piace e come mi piace” (proteste per celebrazioni se manca una certa preghiera, o se non sono in latino, o se il prete arriva in ritardo… dopo aver celebrato nella parrocchia vicina). Ci sono possono essere virus ecclesiali che circolano. Ad esempio non cambiare nulla, irrigidirsi sul fatto che si è sempre fatto così. Allora anche la vita religiosa diventa forza violenta che avvelena, aggredisce e distrugge. A meno che non cresca qualche intelligenza pastorale.

Infine, aspettando gli anticorpi intelligenti contro Covid-19, non ci lasciamo sfuggire la cosa più interessante di questo tempo: il lavoro nascosto e silenzioso di tante persone che si prendono cura di altri. Personale sanitario, volontari e funzionari, meraviglioso esempio di chi, in tempo di virus, ha messo a disposizione la sua virtus (le sue abilità). E la gratitudine diventa intelligente quando tutti facciamo la nostra parte, e diminuisce il panico aumentando la responsabilità, sia nella società civile come nella comunità cristiana. Per combattere una forza impetuosa (il virus), ci vuole una forza intelligente (la virtus) di persone allenate all’equilibrio, che si addestrano e si esercitano in regole fondamentali: proteggerci tutti insieme, rispettare e non deridere moderarci, senza timore di riformare continuamente il nostro stile verso il meglio, per tutti. La differenza tra virus (verde mortale) e primavera (verde vitale) sta nella forza intelligente, che un tempo si chiamava virtus. E le virtù “cardine” (cardinali) sono sempre le stesse: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.