Editoriali

Se la terra si beve il latte

di Don Matteo Pasinato

Davanti ai nostri occhi, in questi tempi, sta una scena che fa impressione: allevatori che versano il latte per terra, piuttosto che nella tazza delle nostre tavole. E la prima cosa che viene alla mente è il saggio proverbio: non serve a nulla piangere sul latte versato.

Bisogna piangere o no, sul latte versato?

Il vecchio proverbio invita a non pensare troppo tardi. Non insegna che è inutile pensare, o che bisogna lasciar perdere quello che succede e andare avanti come se niente fosse. Piangere sul latte che va fuori dal recipiente, è inutile se non pensi al prossimo latte, e al prossimo recipiente. Il latte che trabocca mi avverte: ne hai versato troppo. Oppure: hai preso un recipiente troppo piccolo. Non serve piangere sul latte … ma pensare meglio a te, quando riempi la tazza.

E allora?

Siamo spettatori di lavoratori che versano il latte non perché sono stufi di lavorare, o perché sono sbadati e ne producono troppo. Versano il latte perché il loro lavoro non conta niente. Versano il latte perché le grandi imprese decidono “da sole” il prezzo. «Ma il prezzo è ingiusto» dicono gli allevatori. «È il mercato che decide il prezzo dei prodotti», dicono le imprese. Sta di fatto che il latte viene buttato via. Qualcosa non funziona. Se la terra è costretta a bere il latte c’è qualcosa che non funziona. Come quando il mare è costretto a “bere” uomini e donne: c’è qualcosa che non funziona. Come quando le banche “bevono” i risparmi onesti della gente: c’è qualcosa che non funziona.

Posso domandarmi: e cosa non funziona?

Il discorso non è così semplice. E chi lo rende semplice, forse ci vuole prendere in giro. Però la scena del “versare il latte per terra” fa impressione. Ci offre un piccolo segnale e un invito all’attenzione.

Attenzione a cosa?

Facciamo attenzione a cosa si sta versando dentro le nostre teste, per non piangere inutilmente dopo che le reazioni diventano eccessive, e dopo che la famosa goccia fa traboccare il vaso.
Nella nostra testa stiamo versando a dosi massicce – un piccolo messaggio: «prima noi», «prima me», «prima il mio interesse» …

Che sia questo che non funziona?

Perché questa è l’idea che in molti mettiamo in pratica: io penso a me stesso … e gli altri si arrangino. Ma questa non può essere la regola per coltivare e custodire la terra. La regola dovrebbe essere un’altra: la giustizia. E siccome non è giusto che gli allevatori siano costretti a buttare il latte del loro lavoro, allora non è giusto che il prezzo sia deciso solo dall’industria che fa il proprio interesse. Se non è giusto che persone siano “bevute” dal mare, allora non è giusto che l’unica soluzione sia “chiudere i porti”. Se non è giusto che le banche “si mangino” gli onesti risparmi, allora non è giusto che vogliamo “fare soldi a tutti i costi”.

La giustizia è mettere insieme il mio lavoro e quello degli altri, la mia sicurezza e quella degli altri, i miei beni e quelli degli altri …

Versare nella propria testa qualcos’altro, che non sia questa alluvione pericolosa del «prima noi!». Perché, con questa regola, tutti butteranno via qualcosa. Gli allevatori butteranno il latte, e le imprese butteranno via gli allevatori. E ciascuno sarà soddisfatto che la regola del «prima noi» è salva.

Mentre la terra si beve il latte, e gli uomini sono ormai a secco di giustizia.

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