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Don Maurizio Bolzon: «A Beira ospedali ancora in crisi»

di Andrea Frison

Sono passati tre mesi dall’uragano Idai, e oggi la ripresa della città di Beira è «a due velocità: la città è tornata ad una sostanziale normalità, ma nelle periferie si vedono ancora i segni del ciclone». Così don Maurizio Bolzon, missionario fidei donum della Diocesi di Vicenzain missione a Beira.

Com’è la situazione in città?

«È tornata una certa normalità. Le strade sono state ripulite, i pali della luce rimessi in piedi e la corrente ha iniziato a tornare. L’acquedotto è in funzione e diversi negozi hanno riaperto».

Le periferie in che condizioni sono?

«I segni del ciclone si vedono ancora in maniera spaventosa. Sono le zone dove operiamo noi fidei donum e quando si va a parlare con le famiglie si percepisce ancora di più il dramma».

Una famiglia di Beira di fronte alla sua abitazione distrutta. «Nelle periferie sono ancora evidenti i segni del ciclone», racconta don Maurizio Bolzon.

Il 90% delle abitazioni è rimasto scoperchiato. Si è ricostruito qualcosa?

«Poco, la situazione delle famiglie è ancora molto grave. La gente ha recuperato le lamiere e le ha inchiodate ai rifugi. Convivono con l’acqua in casa ma almeno un minimo di riparo ce l’hanno».

Quanto ci vorrà per tornare alla normalità?

«Almeno una decina d’anni. Beira è una città che sta crescendo, per cui tanta gente raggiunge la città per cercare lavoro e le periferie si ingrandiscono. Ma per arrivare a questo ci sono voluti dieci anni, per ripararlo ce ne vorranno altrettanti. Eppure la popolazione aumenta di giorno in giorno».

L’emergenza colera è rientrata?

«Fortunatamente sì; gli ospedali da campo sono stati dismessi. Gli ospedali, però, sono ancora in crisi. Il principale ospedale di Beira è ancora scoperchiato e la sala operatoria inagibile. Molti malati sono in attesa di intervento e alcuni muoiono. Non si riesce a fare fronte alla routine giornaliera».

Le Diocesi di Vicenza e Adria Rovigo hanno raccolto oltre 600 mila euro da destinare alla ricostruzione.

«Abbiamo sentito le due Diocesi vicine, il sostegno è stato grande, ne siamo contenti».

Come gestirete questi soldi?

«La logica africana è: fare le cose con calma, un passo alla volta. Non abbiamo l’esigenza di spendere tutto subito, ma bene. Preferiamo impiegarci più tempo ma fare le cose in modo sensato. I materiali di costruzione stanno arrivando a malapena adesso, i prezzi sono ancora alti».

Il municipio di Beira e il governo del Mozambico come stanno seguendo l’emergenza?

«C’è stata poco tempo fa una conferenza dei “benefattori”, dove erano presenti i Governi dei Paesi che stanno sostenendo il Mozambico. Sono state fatte molte promesse. Il progetto generale è di ricostruire Beira, ridisegnandone i quartieri. Vedremo se le promesse saranno mantenute».

La Cina è presente nella ricostruzione?

«La Cina, come sempre, corre dove vede un affare. Sta rifornendo il Paese di materiale edile, per lo più scadente e a prezzo alto. Ci sono molti imprenditori che stanno correndo per accaparrarsi commesse e appalti. D’altronde c’è un’intera città da ricostruire».