Intervista

«La musica, una passione da non tenere per sè»

di Roberta Turretta

Classe 1983, residente a Malo ma originario di San Giorgio in Bosco, Matteo Marzaro da sempre vive di musica. Per lui non è soltanto una passione e una professione, ma qualcosa da trasmettere agli altri. Per questo, accanto a concorsi e a performance in prestigiose orchestre come quella del teatro La Fenice, nel suo curriculum figurano in primo piano l’attività di insegnante e la fondazione di una scuola di musica.

Com’è nato tutto?

«Dal primo violino che mi avevano regalato, ero alle elementari. Subito mi è venuta voglia di suonare. Prima i tentativi per conto mio, poi i corsi, fino all’iscrizione al conservatorio. Una volta diplomatomi, ho continuato la mia formazione. In questo settore non bisogna mai fermarsi».

Quali sono i presupposti per trasformare la musica in un lavoro a tempo pieno?

«Avere iniziativa e mettersi in gioco. Ricordo con piacere di avere messo in piedi formazioni musicali come il Quartetto Quartini. Quindi essere versatili. Significa cioè guardare a un pubblico il più largo possibile, cercando di coinvolgerlo. Con il Quartetto, prima di suonare, intrattenevamo gli spettatori con battute e aneddoti. Oppure vuol dire allargarsi ad altri repertori: mi è capitato di interpretare con un’orchestra i brani di De André».

E l’insegnamento come si colloca?

«Anche questo nella versatilità. È un ottimo supporto all’attività di musicista. Nel mio caso ho fondato la scuola Santa Libera a Malo, probabilmente saranno avviate filiali nel Padovano e nel Vicentino, ha pure un’orchestra interna. Devo dire però che arricchisce come persona lo stesso insegnante».

In che senso arricchisce?

«Perché permette di metterti nei panni dei tuoi allievi. L’ho imparato durante una tournèe in Messico. L’orchestra Risonanza, di cui facevo parte, ha avviato un conservatorio a Tepoztlàn. Il governo finanziava le lezioni e noi insegnavamo ai bambini di quell’area povera. E oggi molti di quegli allievi sono divenuti musicisti professionisti».