Cultura

La lezione di Tommaso Mastrandrea, lo “Zio Giò” del Giornalino

di Giuseppe Berardi *

“Caro Zio Giò, esistono altri universi oltre al nostro?”. Zio Giò non si tira indietro e arriva a parlare di multiverso a bambini di 9 o 10 anni. Lui li rispetta, li ascolta e li conosce. Il segreto di zio Giò è la curiosità mai sazia, è il desiderio di novità che lo rende sempre giovanissimo.

Nella prima mattinata di domenica 24 gennaio Zio Giò si è spento nell’ospedale di Bari a causa di una lunga malattia.

Soltanto a 24 anni, durante uno stage alla Periodici San Paolo di Milano, scopro che Zio Giò è don Tommaso Mastrandrea, giornalista e direttore di numerose testate, tra cui appunto il Giornalino. 

La freschezza del settimanale “Il Giornalino” risiede nello sguardo di chi lo progetta. Forse per questo il profumo del sabato è associato alla carta del settimanale per ragazzi. Si va in canonica non per andare a catechismo, ma per sfogliare l’ultima risposta di Zio Giò.

Il saluto di Pallino, disegnato per molti anni da Roberto Rinaldi sul Giornalino, dedicato a don Tom.

Don Tom, così amava farsi chiamare, ha ricoperto quell’incarico dal ’76 al ’99, il periodo più fecondo di quella testata che arrivò a vendere 240mila copie, cifre oggi inimmaginabili anche per i più autorevoli settimanali. Il suo impeto dirompente ha coinvolto tanti disegnatori autorevoli da Gavioli a Caprioli, da Toppi a De Luca. Sono soprattutto i suoi collaboratori a descriverne la freschezza. La rivista paolina per ragazzi trasudava di quella creatività.

Generazioni di bambine e bambini si sono formati con gli inserti di “Conoscere insieme”, allegati al settimanale che tanti conservano ancora negli appositi quadernoni ad anelli. Insieme è la parola chiave di don Tommaso.

Creare sinergie tra sensibilità e proposte diverse è il suo metodo, offrire spazio a sguardi “altri” è il suo motto.

Non ha temuto la sfida educativa: ha sempre considerato autorevoli ed esigenti i suoi piccoli lettori, ai quali offriva contenuti a loro volta autorevoli ed esigenti, dalla scienza alla storia, natura al cinema, senza temere di raccontare film “da grandi” come “Rainman”, “Il ponte sul fiume Kwai”, “Blade runner” o “Il padrino”. Solidi messaggi in semplici e giocose parole, punto di partenza imprescindibile per ogni ricerca scolastica.

Ma la vera forza educativa de il Giornalino affonda le radici nella narrazione: perché il fascino del racconto non si esaurisce mai. Come direbbe oggi papa Francesco: “La Sacra Scrittura è una Storia di storie… Dio è creatore e nello stesso tempo narratore” (dal messaggio per la 54ma GMCS). Alcuni dei fumetti a puntate più riusciti sono delle vere e proprie epopee che guidano il giovane lettore e la giovane lettrice a comprendere significati e sensi della vita spesso difficili da spiegare (Paulus, Capitan Rogers, Hans e Chica, Larry Yuma, Ricky, Leo e Aliseo). Si sono creati anche veri e propri percorsi emotivi come in Nicoletta, in Mitty e in Pallino (l’angioletto disegnato da Roberto Rinaldi, che saluta Don Tom nell’immagine grande), per non parlare dell’umorismo di Pinky, personaggio creato da Mario Mattioli, scomparso anche lui di recente. Le strisce a fumetti sono diventate palestre per abitare e decifrare le proprie emozioni e i propri sogni.

Raccogliere l’eredità di Zio Giò è oggi possibile costruendo alleanze educative che integrino esperienze altre.

Si possono disegnare spazi narrativi che conducano i più piccoli a percorrere la diversità come opportunità e al tempo stesso ricchezza. Concludo con le sue parole: “Occorre sottoporre alla loro attenzione (i piccini), con garbo e ironia, il buono e le cose belle e autenticamente vere della vita”.

* Direttore del Centro Culturale “San Paolo” di Vicenza