Chiesa In primo piano

La Giornata missionaria mondiale e la “profezia” di Benedetto XV

di Andrea Frison

Un mese di ottobre in cui vivere “un tempo straordinario di missionarietà” e per “rinnovare l’impegno missionario della Chiesa, riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al mondo la salvezza di Gesù Cristo”. Così, lo scorso giugno, Papa Francesco scriveva nel suo messaggio per la Giornata missionaria mondiale del 20 ottobre che quest’anno si colloca all’interno di un mese missionario straordinario avviato ufficialmente nel tardo pomeriggio di martedì 2 ottobre, con la celebrazione dei vespri solenni nella Basilica di San Pietro.

Una decisione dovuta anche alla ricorrenza del centenario dalla pubblicazione della lettera apostolica “Maximum illud” di Benedetto XV, nel 1919, da molti considerata come il documento fondamentale dell’attività missionaria contemporanea. Una lettera scritta all’indomani della Prima guerra mondiale, quella che proprio Benedetto XV definì “inutile strage”, e che in qualche modo di quel conflitto ne è la conseguenza. Nell’immediato dopoguerra, infatti, le colonie inglesi intendevano espellere i missionari di origine tedesca. Lo stesso stava avvenendo in Cina, e proprio dall’Oriente giunsero a Roma numeroserichieste di intervento alla Santa Sede. “Maximum illud” è una lettera apostolicamolto particolare, forse oggi poco nota ma fondamentale per leggere il cammino della Chiesa fatto in questi cento anni. Non contiene citazioni dottrinali o del magistero, ma solamente passaggi tratti dalle Sacre Scritture. Il cuore della lettera è la necessità di riqualificare evangelicamente la missione nel mondo, purificandola da ogni influenza coloniale, nazionalistica o espansionistica, gli stessi atteggiamenti che pochi anni prima avevano portato allo scoppio del conflitto. Il cattolico, scrive Benedetto XV, è il “ministro di quella religione che, abbracciando tutti gli uomini che adorano Dio in spirito e verità, non è straniera ad alcuna nazione”, esortando i missionari a rifiutare qualsiasi forma di interesse, in quanto solo l’annuncio e la carità del Signore Gesù, diffusi con la santità della vita e con le buone opere, sono la ragione della missione.

“Celebrare questo mese – scrive Papa Francesco cento anni dopo ci aiuterà in primo luogo a ritrovare il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo”. Da qui il titolo scelto per questo mese missionario straordinario, “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione del mondo”. “La nostra appartenenza filiale a Dio – aggiunge quindi il Papa – non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle. E questa vita divina non è un prodotto da vendere, noi non facciamo proselitismo, ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione”.

Riecheggiano in queste parole quell’appello ad essere “Chiesa in uscita”, fatto dal Papa all’inizio del suo pontificato. Un appello che diventa esplicito, dove il papa scrive “io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione; ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da sé stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Nessuno è inutile e insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio”. Il messaggio del Papa si trova profondamente in sintonia con quello di Benedetto XV, il quale esigeva il ‘superamento di ogni chiusura nazionalistica ed etnocentrica, di ogni commistione dell’annuncio del Vangelo con le potenze coloniali, con i loro interessi economici e militari’. nono solo, Benedetto XV “ricordava che l’universalità divina della missione della Chiesa esige l’uscita da un’appartenenza esclusivistica alla propriapatria e alla propria etnia. L’apertura della cultura e della comunità alla novità salvifica di Gesù Cristo richiede il superamento di ogni indebita introversione etnica ed ecclesiale”.

“Anche oggi – scrive il Papa – la Chiesa continua ad avere bisogno di uomini e donne che, in virtù del loro Battesimo, rispondono generosamente alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale. La missio ad gentes, sempre necessaria alla Chiesa, contribuisce così in maniera fondamentale al processo permanente di conversione di tutti i cristiani. La fede nella Pasqua di Gesù, l’invio ecclesiale battesimale, l’uscita geografica e culturale da sé e dalla propria casa, il bisogno di salvezza dal peccato e la liberazione dal male personale e sociale esigono la missione fino agli estremi confini della terra”.