Editoriali

La colonna sonora della guerra al Coronavirus

di Lauro Paoletto

Quella che da settimane vede impegnati milioni di italiani è una guerra inedita nel suo genere. Una guerra contro un nemico che non si vede, che ci sta costringendo in casa, che ha già provocato almeno duemilacinquecento morti e molti altri, purtroppo ne farà.

Ogni guerra ha le sue parole, i suoi suoni per compattare le “truppe”, per trasmettere entusiasmo ai “combattenti”, per incutere nel nemico un sentimento di rispetto. Il Coronavirus, però, non è un vero essere vivente e quindi non è certo suggestionabile da qualsivoglia colonna sonora. Questa allora ha senso tanto in quanto serve a rinsaldare le “truppe” amiche.

E così, man mano che passano i giorni si sta sempre più articolando una vera e propria “colonna sonora” della “guerra” al coronavirus. Sono tre gli elementi che rendono questa colonna sonora unica e potente nel suo genere.

Innanzitutto la musica e le parole. Sono sempre più numerose le occasioni in cui dalle terrazze partono melodie, ritmi, canzoni che uniscono palazzi e vie in una esplosione di vita. Via social poi crescono gli appuntamenti per flash mob dove far risuonare canzoni e musica che attraversano le case e le strade e uniscono quartieri, città, regioni. La canzone forse più sentita è l’Inno d’Italia cantato con orgoglio e passione. Con l’Inno di Mameli si canta la consapevolezza che questa guerra sarà vinta se sapremo essere un Paese unito.

Ma non ci sono solo musiche e parole. In modo programmato e atteso man mano che sono passati i giorni abbiamo riconosciuto i rintocchi delle campane delle nostre chiese. In un tempo in cui non è possibile raggiungere l’intera comunità, ecco che queste diventano suono amico, richiamo che ci unisce oltre le  fedi, appello che porta con sé la forza di un destino condiviso. 

Poi passate le musiche, fermate le campane esci di casa e percorri qualche strada e ti fa compagnia il silenzio. Intuisci che anche questo è parte della stessa colonna sonora. Questo silenzio ci permette di contenere la sofferenza di questi giorni, di esprimere grande ammirazione per la generosità e la dedizione di centinaia di persone negli ospedali, di custodire quella parte di mistero che c’è in tutto quello che stiamo vivendo. È un silenzio carico di sofferenza, di vita, di attesa, di speranza. Speranza che finisca presto la guerra e arrivi la pace. Quella vera. E allora torneremo a cantare, a suonare le nostre campane, a stare in silenzio per contemplare il mistero della vita. E ringrazieremo Dio di essere ancora assieme.