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La Bibbia: pochi la leggono, ma sulla mensola non manca

di Margherita Grotto, Andrea Frison

Alla voce “Parola di Dio” si apre un bivio. Una strada conduce all’approfondimento della stessa, un’altra alla sua semplice lettura (in contesti “convenzionali”, leggi messa). Una strada conduce al volume dalle pagine vissute posto sopra il comodino, un’altra allo scaffale impolverato. Un bivio che corrisponde anche a una netta separazione anagrafica. 

«La Parola la sento e vivo solo in determinati contesti, come la messa della domenica e gli incontri scout – racconta Marco Carraro, 24 anni, studente di ingegneria e capo lupetti -. Proprio ai bambini, più che spiegarla, cerco di farla vivere con attività concrete».

Con Marco, ad essere fermati sul sagrato della chiesa di Torri di Quartesolo, al termine della liturgia di domenica 19 gennaio, anche Damiano e Leonardo Manfrin, fratelli di 21 e 20 anni, studente di scienze della comunicazione uno e di ingegneria meccanica l’altro. «Cerco di leggere quotidianamente il Vangelo del giorno, ma non sempre ce la faccio per gli impegni che si succedono – così Damiano -. Da animatore dei Giovanissimi, gruppo medie, cerco comunque di proporre momenti per una riflessione: la messa della domenica, i campi estivi e invernali… In casa la Parola di Dio è su una mensola, nella mia camera». «Non la leggo a casa ma so dove trovarla: sulla mensola nella sua camera» gli fa eco il fratello Leonardo. 

«In certi momenti è facile ascoltarla e farla nostra, ma in molti altri la sentiamo distante dalla nostra vita» concordano tutti e tre i ventenni.

«A volte mi rispecchia, a volte fatico a trovare delle corrispondenze con la mia vita o a metterla in pratica». È la considerazione di Ombretta Toffanin, 45 anni, colf, che non si discosta di molto da quella di Marco, Damiano e Leonardo. «Non la leggo a casa, devo essere sincera – aggiunge -. Eppure è comoda, su una mensola in camera».

A distanza di qualche anno, quindi, sembrano confermati i dati pubblicati nel libro “Gli italiani e la Bibbia” (Edb, 2014), indagine sulal conoscenza dei testi sacri curata da Ilvo Diamanti, Luigi Ceccarini, Martina Di Pierdomenico e Ludovico Gardani. La Bibbia, afferma l’indagine, è presente nell’82 per cento delle famiglie italiane e ne possiedono una copia anche sette non praticanti su dieci. Tuttavia, appena il 31% dei praticanti possiede una buona conoscenza biblica, numero che non si scosta di tanto da quello dei “lontani” (26%). «Nonostante l’ardore e l’insistenza con cui già il Concilio esortava alla lettura frequente della Parola, l’ignoranza della Sacra Scrittura rimane ampiamente diffusa, anche fra le persone colte». A dirlo è stato il cardinale Bassetti, presidente della Cei, aprendo lunedì i lavori dell’assemblea dei vescovi italiani. «Riscoprirne la centralità – ha aggiunto Bassetti – è condizione per dirsi e diventare cristiani: occorre tornare a un incontro personale e comunitario con la Parola. Parola mai ovvia, mai banale, tesoro inesauribile, che non afferreremo mai nella sua ricchezza e profondità».

Riconoscono la ricchezza delle Scritture alcune componenti del coro delle ceciliane di Torri, Maria Grazia Gastaldon, 66 anni, e Morena Antonini, 61 anni, entrambe impiegate, Daniela Zerbetto, 65 anni, Maria Rosa Bertinazzi, 60 anni, e Anna Maria Cecchinato, 75 anni, casalinghe. «Ci relazioniamo personalmente con la Parola di Dio, leggendo pagine ogni giorno» è il comune denominatore di tutte loro. C’è chi la tiene in cucina, chi sul tavolo in salotto, chi accanto al letto, comunque in un posto comodo, di facile reperibilità. Molte di loro, madri e nonne, amano leggere passi ai propri nipoti, declinarli nella concretezza della quotidianità, o discuterne con i figli, come è il caso di Maria Rosa: «Cerco di seguire annualmente corsi biblici con esperti e discuto la Parola soprattutto con il figlio più giovane (ne ha tre, ndr), da cui ricevo tantissimi spunti e nuove prospettive».

«Mi regalo la lettura della Parola di Dio come momento di pausa da tutto e da tutti, in casa – ribadisce Morena -, la leggo in chiesa, nel ministero del lettorato, e la trasmetto negli incontri del battesimo, in quanto animatrice. La amo tanto e cerco di partecipare a momenti di approfondimento, perché mi dà una grande soddisfazione sentire leggere la Parola e sapere già cosa succede dopo nel brano. Non è facile, ma non mi è neanche distante. Bisogna studiarla e approfondirla per farla propria».

E in Diocesi di Vicenza, le occasioni per approfondire la conoscenza della Bibbia non mancano. Anzi, negli ultimi anni sono in continuo aumento, sia sul piano formativo (le attività delal Pastorale giovanile o dell’Azione cattolica hanno sempre la Parola come punto di partenza) che su quello informale, con gruppi che si ritrovano in abitazioni private per leggere e approfondire le scritture. Che le occasinoi aumentino, lo conferma anche don Aldo Martin, biblista e direttore dell’Istituto superiore di sceinze religiosa “Arnoldo Onisto”. «Dal mio piccolo osservatorio vedo che sono in crecita corsi biblici, presentazioni dei Vangeli dell’anno liturgico, ritiri spirituali, richiesta di commentari… – racconda don Aldo -.  Senz’altro il Concilio Vaticano II con la “Dei verbum” ha dato grande slancio a ricollocare la scrittura all’interno della spiritualità cristiana. Molto importanti sono anche l’esortazione apostolica “Verbum domini” di benedetto XVI e il motu proprio “Aperuit illis” di Francesco, con il quale ha istituito la Giornata della Parola. Ma è soprattuto la gente ad appassionarsi al Vangelo quando entra nelle sue dinamiche e riesce a intravvedere un itinerario personale. È il momento in cui “non sei tu a leggere la Bibbia ma è la Bibbia che legge te”, per citare il cardinale Martini. E questa è una bella scoperta».