Editoriali

Insostenibili Olimpiadi

Decisamente fa sorridere. Amaramente. A consultare il sito delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, tra le parole che subito risaltano perché ripetutamente dichiarate e rimarcate con l’uso del grassetto, troviamo “sostenibilità ambientale e sociale”. Bello, richiama quell’ecologia integrale tante volte invocata da papa Francesco. Peccato che i fatti sembrino, però, decisamente smentire le dichiarazioni d’intenti.

Il mese di marzo è iniziato con il “laricidio” di Cortina d’Ampezzo. Oltre cinquecento piante secolari sono state abbattute per avviare la costruzione della tanto discussa pista olimpionica da bob. A denunciarlo, non solo Europa Verde, ma anche il Comitato Scientifico del Club Alpino Italiano che sulla rivista associativa Lo Scarpone parla senza mezzi termini di una “gravissima perdita” e mette fortemente in dubbio la scelta della costruzione della nuova pista da bob, lo Sliding Centre di Cortina, definendolo “opera inutile”, enormemente costosa (quasi cento milioni di euro), intempestiva (non si ha neppure la certezza che sarà completata in tempo utile) e decisamente impattante sull’utilizzo del suolo, andando ad impegnare (leggi “cementificare”) diversi ettari di terreno finora lasciati a bosco o prato.

A niente, fa notare ancora il CAI, sembra essere valso il monito lasciato dai giochi olimpici invernali del 2006, con il rudere della pista da bob di Cesana Torinese che va sgretolandosi e arrugginendosi, abbandonata da più di dieci anni, e che qualcuno avrebbe voluto almeno poter riutilizzare in questa occasione. Ma evidentemente vi sono interessi economici tali che, come del resto accade a livelli ben superiori (vedi la recente COP28 di Dubai), la preoccupazione per l’impatto ambientale e il futuro del pianeta passa sempre in secondo, per non dire terzo o quarto piano.

Ad ogni modo, se la situazione a Cortina è questa, a Milano non è che le cose vadano tanto meglio. A circa due anni dall’inizio dei giochi olimpici, si è costituito il Comitato “Insostenibili Olimpiadi”, cui hanno aderito una rete di associazioni e singoli cittadini fortemente preoccupati per l’impatto che l’evento produrrà su quella che è già una delle metropoli più inquinate d’Europa. Secondo il comitato, piuttosto rosso a dire il vero, ma si sa, “i verdi sono come le angurie…”, sarebbero in atto preoccupanti processi di privatizzazione, finanziarizzazione e cementificazione, resi possibili dalla macchina dei grandi eventi, in deroga alle leggi ordinarie, “grazie a finanziamenti straordinari, procedure semplificate e governance d’emergenza”, con grave danno sociale, ambientale e allo stesso sport, inteso nella sua accezione più popolare e comunitaria. La prova di tutto questo si vedrebbe già nei lavori in corso nell’ex scalo di Porta Romana, dove il futuro Villaggio Olimpico sta cementificando un’area pubblica divenuta negli anni uno spazio di verde spontaneo.

Del resto le polemiche sull’impatto ambientale e le speculazioni legate ai giochi olimpici invernali non sono nuovi. Anche nella scorsa edizione si sollevarono forti contestazioni per la scelta di una location, Pechino, che costrinse alla produzione del 100 % della neve e del ghiaccio necessari in modo artificiale e altamente inquinante. Dopo le contestazioni delle scorse settimane, la Fondazione Milano Cortina ha presentato con tempismo sospetto e la benedizione di Confindustria un dettagliato programma denominato Impact 2026, per promuovere pratiche etiche e sostenibili nell’organizzazione dei giochi. L’impressione che si tratti della classica foglia di fico è forte. A tenere alta la guardia restano dunque i comitati spontanei, il mondo dell’arte (come il violoncellista Brunello che si è messo a suonare tra i larici che stavano per essere abbattuti) e, speriamo, la parte più sensibile del mondo cattolico.

Alessio Graziani

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