Territorio

Inserire giovani in azienda fa la differenza

di Andrea Frison

La “chiamata a raccolta” ad Assisi rivolta ai giovani da Papa Francesco per dare un nuovo volto all’economia del domani, pone interrogativi sul ruolo che le giovani generazioni stanno assumendo anche nel campo delle decisioni economiche. Tra questi, anche nel Vicentino, ha un peso notevole il tema del ricambio generazionale.

Secondo una recente indagine di Confartigianato, solo il 20% dei suoi soci ha meno di 40 anni. Un dato che pone la questione di come dare continuità ad un impresa, visto che molte di quelle attualmente esistente sono state fondate tra gli anni ’50 e ’60. «Molte volte l’azienda è vista come un mero fatto economico. Non è così: l’azienda è un insieme di persone che coesistono, collaborano, in cui ognuna lavora per un proprio interesse e un proprio profitto». A parlare è |Alberto Facchin, presidente del Movimento giovani di Confartigianato|. «L’azienda – prosegue Facchin – fa parte di un tessuto sociale, contribuisce a farlo crescere ed è collegata con quello che le sta attorno». Per questo un’azienda che viene meno crea uno “strappo” che impoverisce questo tessuto di relazioni. «Come giovani di Confartigianato organizziamo numerose iniziative per promuovere il ricambio generazionale. Non è sempre un percorso facile, il più delle volte è ostacolato dalle idee, dall’esperienza o dal vissuto degli imprenditori. Magari non si tratta di idee sbagliate, ma il mondo sta cambiando, si evolve in maniera sempre più veloce. Le aziende che hanno intrapreso percorsi per l’inserimento di nuove tecnologie, strumenti o modelli di business crescono e si vedono. Nelle altre i passaggi generazionali sono più ostici».

«Da come la vedo io, la mia generazione è quella che si sta affacciando ad incarichi di responsabilità, vale anche per le aziende – prosegue Facchin -. Quello che possiamo portare è più elasticità, perché abbiamo una maggiore capacità di reinventarci in quanto non esistono più percorsi professionali “predefiniti”. Abbiamo anche una visione del mondo più omogenea: ci piace viaggiare, portare a casa conoscenze. Infine, le nuove tecnologie: forse siamo l’anello di congiunzione tra la generazione che ha “subìto” l’innovazione del digitale e quella che ci è nata dentro. Siamo una generazione di “traghettatori”, anche perché vedo ragazzi di 16 e 17 anni molto più avanti di noi trentenni». Non da ultimo, la sensibilità ambientale: «La voglia di lasciare il segno c’è, sia a livello personale che aziendale, per ricercare il minor impatto ecologico possibile. Ed è un tema che si lega all’informatizzazione».