Editoriali

Insegnaci a contare i nostri giorni

di don Matteo Pasinato

L’anno nuovo è cresciuto nella parte bassa dei numeri, non in quella più bassa. Da 2019 a 2020. La cifra della migliaia aumenterà solo tra mille anni, e il conto delle centinaia fra 80 anni. Solo il numero (piccolo) delle unità è cambiato. L’anno scorso 19, quest’anno 20: si è aggiunto un semplice “uno”. Soltanto?!

Questa crescita lenta del tempo annuale, è povertà o ricchezza? Aggiungere solo un anno (e non centinaia) almeno non fa invecchiare in fretta! E poi ricorda che per la “novità” non ci vogliono grandi quantità! Anche un debito lo si paga poco alla volta, una ferita si rimargina lentamente. Così la vita cresce giorno per giorno.

Un buon inizio d’anno potrebbe stare nel recupero della lentezza del tempo, negli occhi aperti a variazioni micro (piccole) più che alle macro (grandi).

L’anno nuovo, appena cominciato, insegna qualcosa di buono e utile a partire da questa fantasia dei piccoli numeri. Come se l’attenzione fosse invitata a spostarsi: invece di guardare al macro facciamo attenzione al micro. Perfino un salmo dice: ‘Insegnaci a contare i nostri giorni, e giungeremo a un cuore sapiente’ (sal 90,12). Se i giorni sono contati significa che sono limitati, ma anche che “contano”, hanno un peso, incidono, giovano… Il conto dell’anno si fa contando fin dall’inizio i giorni. Nel bene e nel male! E non sempre ne siamo convinti. Perché distratti dai “grandi” del mondo che scoraggiano, da promesse “gonfiate” della politica, perfino nelle comunità cristiane più che contare il tempo stiamo a contare i “posti vuoti”, e nelle piazze si fa la conta delle folle che, a turno, protestano ed esaltano. E quelli che contano i giorni, dove sono?

Un vescovo, recentemente, ha invitato i suoi preti a fare attenzione al «collasso spirituale della mediocrità ». Tre parole veramente pesanti! Cos’è un collasso? È la pressione così bassa del sangue, che il cuore rischia di fermarsi. Una lenta emorragia, che silenziosamente svuota di forza vitale. E cos’è lo spirituale? È il nostro “dentro”, l’invisibile. Quel “dentro” che fa di persone con pochi mezzi o che tribolano più di altre, persone pacifiche, sorridenti, capaci di compatire e incoraggiare. Quel “dentro” che, al contrario, in gente ricca di mezzi, di salute e di intelligenza, cova violenza, nega un sorriso e compatisce solo il “buonismo”, come se la bontà dei buoni fosse il vero pericolo per la vita comune.

E cos’è la mediocrità? È la via di mezzo tra un massimo e un minimo. La mediocrità è utile, come la temperatura dell’acqua per fare una nuotata, o come l’aria della primavera e dell’autunno, né afosa né da congelamento. Ma il “mediocre” non va bene per tutto … Un buon gelato deve avere la sua bella temperatura fredda, un caffè tiepido non è un buon caffè. E così, l’umano non può essere un umano “mediocre”. La giustizia non può essere misurata a seconda della convenienza. La mediocrità non funziona per molte cose: un amore a metà, una pace a metà, una salute a metà, un cristianesimo a metà… una bontà né troppo calda né troppo fredda. Non funziona!

Il collasso spirituale della mediocrità è quel lento svuotamento del “dentro”, che ghiaccia la nostra umanità fino a non scorrere più, oppure incendia la nostra disumanità fino a ridurci tutti in cenere.

Contare i giorni, e far contare nei giorni l’equilibrio, non la mediocrità. Far riprendere la circolazione della misura prudente e della semplice generosità”. Tornare alla pressione buona della tenacia dei convinti insieme alla pazienza dei saggi. Far scorrere una buona dose di libertà matura con l’urgenza di chi sa che le occasioni della vita non ripassano.

Abbiamo aggiunto una sola cifra, ed è cominciato un anno nuovo. Ma non sono i numeri a decidere per questo anno. Contare i giorni è meglio che lasciarli passare con noi che contiamo nulla. Non il collasso spirituale della mediocrità ma la circolazione umana del meglio. Ognuno faccia la sua parte!

Commenta

Clicca qui per lasciare un commento