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Il tempio

Un “viaggio” settimanale per prepararci alla Pasqua/4

Nelle puntate precedenti: il deserto, il monte, la notte

Il freddo di questo ultimo scorcio d’inverno si fa sentire e così ne approfitto per entrare in Cattedrale, mentre la città assonnata si ridesta lentamente: impressiona il numero sparuto di persone rispetto alla vastità del luogo. Il silenzio è rotto solo dalla voce ferma e delicata della lettrice che proclama la Parola di Dio del giorno. Mi fermo nell’ultima fila di banchi, un po’ per ritrovarmi, un po’ per cercare qualcosa… Qualcuno… È un luogo sacro, come quello in cui ci ha condotti il Vangelo della terza domenica di Quaresima, il grande cortile del Tempio di Gerusalemme, là ove avveniva il mercato presso cui acquistare gli animali per i vari sacrifici, in base alle proprie disponibilità: due tortore per i più poveri, un agnello se non un bue per i più abbienti. Anche il Figlio dell’Uomo verrà riscattato con un’offerta acquistata al “Mercato di El”, la più economica: facciamo fatica a capire che Dio ci chiede uno spazio minimo per amarlo, purché autentico e radicale!

Il tema del Santuario è questione importante per la Bibbia e trova una prima forte tematizzazione nel libro dell’Esodo, dove Dio rivela a Mosè di non voler più essere semplicemente un ospite di passaggio, come al tempo dei Patriarchi, bensì nomade tra uomini nomadi alla ricerca del senso profondo della parola libertà, camminare con il popolo, abitare con esso. Per questo “abita” anche lui una tenda, la Tenda del Convegno: pur tra la precarietà dell’esistenza, Egli garantisce il peso (questo uno dei possibili modi con cui tradurre il termine gloria/kabòd in ebraico) della sua presenza. Israele stesso, lungo la propria storia, si convincerà di essere popolo privilegiato, proprio perché Dio abita in esso: «Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?» (Dt 4,7).

Con la conquista della città di Gerusalemme e la salita al potere di Davide, matura progressivamente il desiderio di dare visibilità a questa presenza, con la costruzione del Tempio accanto alla dimora regale. Sarà Salomone a concretizzare il tutto: il primo santuario, pur nella sua stabilità, rievocherà nelle misure la Tenda del Convegno, per non dimenticare l’esperienza del deserto e la consapevolezza che, per quanto sontuoso e ricco, un Tempio non può rinchiudere la grandiosità di Dio.

Purtroppo, in tempo breve, Israele cadrà nella presunzione di possedere Dio in modo definitivo, ben “recintato, ma avulso dalla vita quotidiana. È pure il nostro rischio: desideriamo tanto cercare e incontrare Dio, ma dentro ad un recinto definito, “sacro”. È quanto contesta Gesù ai suoi contemporanei: l’aver trasformato uno spazio privilegiato, dove sperimentare la presenza di Dio, in un luogo ove tutto ha un prezzo. È il rischio delle nostre parrocchie: dall’essere “casa fra le case”, presenza viva tra le pulsioni dell’esistenza, a luogo di culto svuotato, magari ben chiuso per evitare qualche intrusione indesiderata.

Guardo l’orologio: mi devo recare al lavoro. Mi alzo dal banco e osservo i segni artistici e devozionali che contraddistinguono la storia della Cattedrale: tutti, a loro modo, raccontano il desiderio di un incontro, a volte sperimentato, altre solo anelato. Esco poco prima della consacrazione eucaristica, in cui come cristiani contempliamo la presenza di Dio in un pezzo di pane, quanto basta per la quotidianità. Comprendo allora il senso del salmo 139: «Dove andare lontano dal tuo spirito? / Dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei; / se scendo negli inferi, eccoti. / Sei tu che hai formato i miei reni / e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. / Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore […] / e guidami per una via di eternità».

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