In primo piano Luoghi della Quaresima

Il monte

Un “viaggio” settimanale per prepararci alla Pasqua/2

Era l’estate del 1988: durante un campo-scuola a Pietracamela, piccolo borgo dell’Abruzzo, partecipo ad un’escursione che mi porta a salire il Corno Grande del Gran Sasso (m. 2912). Era una giornata limpida, tale da permettere alla vista un panorama unico, mai più sperimentato dopo: la visione del mare Adriatico da una parte e del mar Tirreno dall’altra. Grande era l’emozione: per la prima volta mi sentii un puntino piccolo all’interno dell’armonia della natura.

Ogni volta che la liturgia della Quaresima, nella seconda domenica, ci propone l’esperienza del Tabor, ripenso a quanto vissuto in quell’estate e che, forse, ha segnato per sempre il mio amore per le vette.

Nella Bibbia la montagna è il luogo privilegiato
in cui sperimentare Dio

Nella Bibbia la montagna è, con il deserto, il posto privilegiato in cui sperimentare Dio, forse perché regala la sensazione di avvicinarsi maggiormente al cielo. È sul monte che Abramo è invitato a salire per offrire il figlio della promessa e del sorriso, Isacco, toccando con mano (e cuore) la fedeltà di Dio. È sul monte che Mosè contempla la passione ardente del Dio dei padri, di Abramo, Isacco e Giacobbe, che lo interpella da un roveto, per coinvolgerlo nella liberazione di un popolo che Mosè fatica a sentire “suo”. Su quelle stesse vette gli consegnerà, più tardi, due tavole di pietra con incise dieci parole, dieci verbi al futuro – non imperativi! – che portano promesse da realizzare.

Sempre nell’incavo di una montagna trova rifugio il profeta Elia: fugge dalla regina Gezabele che ha posto una taglia sulla sua testa. L’uomo di Dio è disperato, conta ormai la fine dei suoi giorni, ma proprio nel momento di massimo sconforto fa un’esperienza singolare di Dio: «Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna» (1Re 19,11b-13). Sul monte Elia sperimenta Dio non nella forza né nell’impetuosità della natura, ma nel «sussurro di una brezza leggera» (il testo ebraico è ancora più radicale: «nella voce di un sottile silenzio»).Ecco perché proprio Mosè ed Elia compaiono accanto a Gesù, mentre si trasfigura davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni: i tre pescatori si confrontano con le esperienze passate di Dio, fatte di presenza forte e impetuosa nella storia (Mosè), ma anche di silenzio e assenza (Elia). Ora, ai loro occhi, si trasfigura il Dio che si fa uomo, e se lo stupore riempirà il loro cuore al punto da rendere la voce un flebile balbettio, l’invito perentorio a scendere li scuoterà, giacché bisogna ritornare alla vita di sempre, perché la luce contemplata è solo preambolo del buio luminoso che riverbererà sulla croce.

Ripenso al Gran Sasso, a come il paesaggio sottostante venisse ridimensionato dal mio sguardo e compreso in modo differente rispetto a quando salivo: da sopra potevo calibrare meglio i punti difficili del percorso e i sentieri da percorrere. Per questo la Quaresima ci invita a sostare – non “stare”! – sul monte: per guardare al pezzo di cammino fatto, ricomprenderne la portata e tornare alla quotidianità con nuova consapevolezza… magari con quel pizzico di stupore in più capace di aprirci all’Altro, all’Oltre. Come una boccata di aria fresca in alta quota.

Nella puntata precedente abbiamo parlato del “deserto”.