Silvio Berlusconi durante la presentazione della candidatura a Presidente di Regione Lombardia di Attilio Fontana per Forza Italia al Palazzo delle Stelline a Milano, 17 dicembre 2022.ANSA/MOURAD BALTI TOUATI
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Il futuro senza Berlusconi. Incognita politica

Silvio Berlusconi ha concluso la sua vita terrena lunedì scorso. Dopo Giulio Andreotti è probabilmente l’uomo politico più amato o più detestato della storia repubblicana. Sicuramente uno dei più ricchi e potenti. 

Il leader di Forza Italia ha senza dubbio segnato un’epoca: per 30 anni chi ha fatto politica a livello nazionale, volente o no, ha dovuto fare i conti con lui. 

Piaccia o meno non si può non riconoscere al signore di Arcore un fare istrionico unico nel suo genere, capace di incantare milioni di italiani, anche grazie a un’abilità comunicativa comune a pochissimi. Anche i suoi più acerrimi avversari hanno riconosciuto in lui un grandissimo lottatore, mai domo e capace di rinascere anche quando sembrava definitivamente al tappeto. Come quando, tra il 2014 e il 2015, in conseguenza di una sentenza passata in giudicato, dovette dimettersi da Senatore e scontare una misura alternativa al carcere con l’affidamento in prova ai servizi sociali in una clinica di Cesano Boscone. Il 2019 si ricandidò alle Europee risultando il candidato italiano più votato all’europarlamento. 

Fino alla fine il fondatore di Forza Italia che non riuscì (o non volle) trovare un erede politico, ha dettato la linea al movimento e condizionato pesantemente le scelte del Centrodestra. L’ultima volta è quando decide di votare la fiducia al governo Draghi ed entrare nell’esecutivo con dei rappresentanti di Forza Italia. Prima di chiudere la sua vita politica avrebbe voluto salire al Quirinale come presidente della Repubblica. Ci mancò pochissimo. Fu fermato da Giorgia Meloni che aveva capito che la stella del Cavaliere in politica stava definitivamente tramontando e che forse la sua ascesa come leader di Fratelli d’Italia e del Centrodestra passava anche per quel “no, non possiamo sostenere la tua candidatura al Quirinale”.  

Ci vorrà tempo per valutare i moltissimi aspetti di una personalità poliedrica dai mille interessi e passioni (da quella politica a quella sportiva, da quella per le donne a quella imprenditoriale, da quella per le Tv e l’editoria a quella per gli animali). Quello che è certo è che il suo grandissimo impegno economico e imprenditoriale  nelle Tv cosidette commerciali segnò un passaggio epocale dal punto di vista dei valori dal quale non si sarebbe più tornati indietro. E da quello che si può vedere fu un passaggio che lasciò sul terreno non poche macerie. Anche questo dovrà entrare nell’analisi del personaggio Berlusconi.  

Se il leader di Forza Italia, quattro volte premier, patron di Fininvest, presidente del Milan e del Monza ha segnato in vita una nuova stagione della politica italiana, oggi la sua scomparsa la chiude e lascia sul tavolo molte domande e incognite. 

Quando nel 1994 scese in campo creò un bipolarismo di fatto: pro o contro Silvio Berlusconi. E l’antiberlusconismo divenne, per molti anni, quasi una condanna di una parte della Sinistra, una categoria dalla quale non riuscì a smarcarsi per molto tempo, impedendole, forse, di sviluppare una proposta politica libera da pregiudiziali politiche. 

Ora inizia una nuova fase con nuovi e inediti equilibri: nelle aziende di famiglia e sopratutto nel Centrodestra dove si dovrà capire cosa sarà di Forza Italia e i nuovi equilibri che ci saranno tra alleati. Senza Berlusconi a fianco, Matteo Salvini è senza dubbio più debole e si dovranno cercare nuovi assetti e non è detto che il leader della Lega non si trovi presto a rimpiangere l’amico, il vecchio leader di Forza Italia.

Lauro Paoletto

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