Attualità

Governo Draghi, parole d’ordine: unità e sobrietà

di Lauro Paoletto

Ventitré ministri, otto tecnici e quindici politici. Otto le donne presenti. L’esecutivo è chiamato a gestire la pandemia e il Recovery plan.

Sabato 13 febbraio con il giuramento al Quirinale c’è stato il varo del primo Governo Draghi. al quale è seguito, nei giorni successivi, il dibattito e il voto di fiducia alla Camera e al Senato (nel box a pag. 19  la lista dei ministri, nella foto grande l’esecutivo dopo il giuramento con il presidente Mattarella). Tra coloro che conoscono il nuovo premier e la sua non facile guida negli otto anni come presidente della Bce, molti sono convinti che la partita che ha di fronte è, se possibile, ancora più impegnativa. L’analogia con la precedente esperienza a Bruxelles è che allora come oggi, l’impresa può solo avere successo. Un risultato diverso sarebbe catastrofico. È la consapevolezza della gravità della situazione che ha convinto il Presidente della Repubblica ad accellerare i tempi della crisi e aprire una nuova e inedita fase che pone i partiti con le spalle al muro e li costringe ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.

Sergio Mattarella nel Messaggio di fine anno agli italiani era stato chiaro nel delineare le sfide enormi che il Paese ha davanti e le condizioni per affrontarle. «Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. Non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte». E aggiungeva: «La sfida che è (…) davanti a tutti noi, richiama l’unità morale e civile degli italiani. Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà». Allora aveva auspicato che i partiti fossero in grado, da soli, di realizzare questa convergenza. Ma la crisi aperta formalmente il 13 gennaio da Matteo Renzi con il ritiro dal governo Conte delle due ministre di Italia Viva Elena Bonetti e Teresa Bellanova ha fatto precipitare la situazione, portando il Paese a un passo dal baratro.

Questa crisi ha bloccato l’Italia per più di un mese. La confusione e il disorientamento nella gestione della battaglia alla pandemia (vedi chiusura degli impianti sciistici a poche ore dall’apertura) che si sono registrati nei giorni in cui si andava formando il nuovo esecutivo, sono figli di questo vuoto in un momento estremamente critico e fanno capire il prezzo che comunque gli italiani hanno pagato per il cinico azzardo perseguito da Matteo Renzi. Sergio Mattarella con determinazione e lucidità ha risolto la crisi nel pieno rispetto del dettato costituzionale e ha realizzato d’imperio quello che sperava si realizzasse per senso di responsabilità: ha posto le condizioni per quella ‘convergenza di fondo’ richiamata a fine anno e già più volte evocata nei mesi precedenti. Il Presidente della Repubblica è pienamente consapevole che – come ha affermato sempre lo scorso 31 dicembre – «la fiducia di cui abbiamo bisogno si costruisce così: tenendo connesse le responsabilità delle istituzioni con i sentimenti delle persone ». E lui si è fatto garante di questa connessione.

Nasce così quello che non è esagerato definire un governo di unità nazionale. Certo non mancherà l’opposizione (sempre necessaria in una democrazia) composta da Fratelli d’Italia, una parte della Sinistra radicale, qualche truppadissidente dei Cinque Stelle. Perché l’esecutivo funzioni e riesca nelle sfide fondamentali che è chiamato ad affrontare (gestione e superamento della pandemia, elaborazione del Recovery plan e gestione dei 209 miliardi previsti, risposta alla gravissima crisi economica che ha investito e soprattutto investirà l’Italia, nei prossimi mesi) c’èbisogno di una sorta di tregua politica che consenta di mettere in sicurezza il Paese. Unità, peraltro, è una delle parole richiamate da Mario Draghi anche nel primo Consiglio dei Ministri ed è la chiave per condividere realmente il metodo di lavoro che sarà la condizione fondamentale per una navigazione sicura e produttiva dell’esecutivo nei prossimi decisivi mesi.

In questo senso quello che stiamo vivendo rappresenta un passaggio in cui si misurerà la maturità delle singole forze politiche e la loro capacità di anteporre davvero le urgenze degli italiani ai legittimi interessi di parte. Evidentemente l’avvio risentirà ancora della ruggine esistente tra compagini politiche che, in una situazione normale, sarebbero su schieramenti opposti. C’è però da augurarsi che ben presto la squadra di governo trovi una propria sintonia per poter procedere con decisione ed efficacia. Perché questo sia possibile diventa decisivo che quanti sono parte della nuova e inedita maggioranza facciano proprio lo stile che Mario Draghi ha mostrato fin da subito di voler assumere (e che a lui è connaturato) con riferimento alla comunicazione. Niente annunci o promesse. Si parla solo delle cose realizzate. Sobrietà nelle dichiarazioni dunque. Evitare le polemiche inutili. Non sappiamo se l’auspicio diventerà realtà, certo sarebbe un cambio di passo di grande portata e significato, che dovrebbe – aggiungiamo noi – estendersi anche agli ambienti contigui all’esecutivo (come il Comitato tecnico scientifico per esempio). La comunicazione verso il Paese dunque, potrebbe essere una delle cartine di tornasole di un cambio di stile e di sostanza che potrebbe far fare alla politica nostrana un salto di qualità notevole. Certo sobrietà non dovrà significare reticenza nel dare le informazioni e si misurerà anche nel suo essere esaustiva e chiara. Tutto questo avrà delle ricadute non di poco conto anche per chi fa il nostro lavoro di giornalisti. Ma se dovesse far fare un passo in avanti all’Italia sarà significativo poterlo registrare.