Territorio

“Giù le mani dal bosco dei Ferrovieri”. Così la Tav ferisce l’ambiente

Da bosco urbano selvaggio a cantiere Tav. Alberi secolari, tra cui il raro Liquidambar styraciflua della circonferenza di 4,20 metri e un’altezza di circa 20 metri (tra i più grandi in Italia di questa specie) e 75 tipologie diverse di piante entro il 2025 lasceranno il posto ad un’enorme spianata di terra battuta e cemento di 11mila metri quadrati che accoglierà ruspe, attrezzi e personale per la costruzione della nuova linea ferroviaria Tav/Tac che collega Milano e Venezia. L’abbattimento del bosco Lanerossi, in via Rossi, appena scesi dal cavalcavia Ferretto de Ferreti (destinato anch’esso alla demolizione), a ridosso dei binari della ferrovia, zona Ferrovieri, è uno dei pesanti danni ambientali dovuti al passaggio dell’Alta velocità a Vicenza che sarà visibile ad occhio nudo, cemento al posto del verde, un pugno nello stomaco. E ce ne saranno molti altri.

L’area abbandonata sarà infatti interessata da uno dei cantieri industriali del Consorzio Iricav Due, general contractor al quale è affidata la realizzazione della linea ad Alta velocità in Veneto. La superficie boschiva, dove oggi vivono animali tra cui tassi, uccelli e moltisime varietà di insetti che dovranno essere catturati e portati via, si ridurrà quasi completamente.

Il Comitato Ferrovieri ha lanciato la petizione “Salviamo il bosco Lanerossi a Vicenza dal progetto Tav” su Change.org per salvare “il polmone verde patrimonio di tutta la città, che non sarà possibile ripristinare una volta abbattuto” si legge sul sito. Oltre 20mila le firme raggiunte che continuano a crescere. “Il bosco dev’essere salvato salvaguardando la biodiversità esistente. Non è accettabile che una ricchezza naturale simile venga abbattuta per fare spazio ad un cantiere industriale che, per definizione, è un’opera temporanea. Si tratta di un caso di studio a livello universitario per come la natura è riuscita a prendere il sopravvento in un luogo industrializzato”, spiega il sito.

«Le trasformazioni di aree verdi in cemento si aggiungono a tanti altri danni ambientali procurati dalla Tav – commenta Romana Caoduro, presidente di “Civiltà del Verde” associazione vicentina che promuove la salvaguarda del verde, la difesa del territorio, il coinvolgimento della cittadinanza nella partecipazione al buon governo del verde pubblico -. Non discuto l’utilità o meno dell’opera che ormai è realtà, da cittadina e ambientalista dico però che Vicenza non è un territorio facilmente attraversabile: la Tav creerà problemi enormi che neanche immaginiamo. Con l’abbattimento di case, condomini e cavalcavia il problema dell’inquinamento, già pesante, aumenterà. La viabilità sarà modificata, il traffico impazzirà. Il problema delle polveri sottili crescerà in modo esponenziale. Pensiamo poi all’inquinamento da Pfas che troviamo nell’acqua, ma anche nella terra e nell’aria. Per i cantieri servirà molta acqua che evaporerà e con il vapore i Pfas vanno a nozze. Sarà prima di tutto la salute dei cittadini a rimetterci». Vicenza nel suo complesso soffrirà, anche il paesaggio cambierà. «La nostra città è sito dell’Unesco, ha un valore infinito, come si può pensare ad un attraversamento del genere? Da Monte Berico vedremo strutture enormi, e non sappiamo ancora come affronteranno il nodo di Viale Risorgimento. Quanto ci vorrà e quanto ci costerà ripulire tutti i monumenti? Sono molto preoccupata», commenta ancora Caoduro.

Dal 3 maggio il cancello del bosco è stato aperto da un gruppo di giovani del Centro sociale Bocciodromo che hanno costruito delle casette di legno sopra gli alberi. «Quando arriveranno con le ruspe noi ci saliremo sopra e difenderemo questa meraviglia che fa respirare il quartiere» dice uno di loro, Marco Zilio. Anche un gruppo di ragazzi e giovani di alcune parrocchie della città hanno preso a cuore la situazione.

«Con la fototrappola abbiamo fotografato anche un capriolo – sottolinea Zilio -. Perché non buttano giù la fabbrica invece del bosco? Chiaro, perché costa molto meno».

«In 30 anni di abbandono il bosco Lanerossi è diventato importantissimo dal punto di vista botanico, ecosistemico – continua Caoduro -. L’aiuto che può dare al quartiere e alla città è incredibile. Biologi, agronomi e forestali sono interessati a studiarlo. L’esemplare di liquidambar styraciflua è meraviglioso, andate a vederlo, vi troverete davanti una pianta da sogno. Abbiamo già inviato la pratica perché diventi albero monumentale».

Nel lungo periodo, quando tra 10-15 anni l’ultimo cantiere verrà dismesso, vedremo qualche beneficio per l’ambiente? È meglio costruire rotaie che autostrade. «Non voglio essere negativa, ma io in questa faccenda non ci vedo nulla di positivo. Abbiamo bisogno di un po’ di tranquillità, di pace. Non sono opere come queste che portano il benessere. Se anche ripianteranno alberi, il verde non si rifà in un attimo. La crescita economica serve, ma abbiamo superato il limite. Alla fine sono i grandi industriali che si riempiono le tasche a spese nostre, della città e dell’ambiente. Quanti vicentini prenderano il treno ad Alta Velocità? Sicuramente non i nostri studenti universitari, visto anche il costo che avrà. Quanti treni fermeranno a Vicenza? Io sono un’estimatrice della Laudato si’. Il Papa ci insegna come si dovrebbe vivere» conclude Caoduro. «Non ritenevamo il bosco Lanerossi la zona più critica – confida l’architetto Francesco Di Bella – che fa parte dell’équipe del Comune -. Via Maganza è decisamente più complessa. Stiamo cercando di modificare, di smussare gli angoli per quello che è possibile. I primi abbattimenti di case sono previsti entro fine anno». E a proposito di via Maganza, anche lì c’è un bosco che diventerà cantiere. Altri 14mila metri quadrati di cemento al posto di alberi e piante.

Marta Randon

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