Intervista

Giovanni Galla: «Sentirò gli stessi odori e profumi che sentì il Pigafetta»

L'architetto vicentino a bordo della barca a vela "Lifexplorer" dal 3 dicembre ripercorrerà una parte della rotta del celebre navigatore- scrittore, 500 anni dopo.
Giovanni Galla, architetto esperto ed appassionato di nautica, con l'armatore-skipper Alberto Biffignandi a bordo della Lifexplorer, barca a vela di 16 metri.
di Marta Randon

«Dopo 20 giorni di mare l’olfatto non “funziona” più. Poi, all’improvviso, senti un odore, un profumo e provi sensazioni incredibili. Di notte in mezzo al golfo del Bengala arriva l’odore delle spezie di Madras o l’odore dell’erba bagnata alle porte dell’Irlanda e allora capisci che stai arrivando». Giovanni Galla, architetto vicentino, ha conosciuto il mondo girando in barca a vela. Ha la fortuna – e il fegato – di farlo da quarantanni, da quando, ventenne, cominciò con le regate di circolo. Il 3 dicembre con gli amici di allora, salperà da Santos, Brasile, fino in Patagonia, per ripercorrere una parte della rotta dell’epica impresa della circumnavigazione del globo di Antonio Magellano e del suo “criado” (uomo di fiducia), il vicentino Antonio Pigafetta. Tutto questo dopo 500 anni esatti. 

La partenza da Santos (Brasile) il 3 dicembre, dicevamo, e poi giù giù verso Mar del Plata in Argentina, Golfo Nuevo Valdez, Puerto Deseado o Puerto San Jukian (dipende dalle condizioni del tempo) fino al Canale di Magellano e al Cile: Punta Arenas e Puerto Williams dove la nave attraccherà il 9 gennaio 2020. 

Giovanni, anche Antonio Pigafetta sicuramente “sentiva” la terra prima di vederla ad occhio nudo. 

«Non c’è dubbio, è cosi per tutti i navigatori. Solo viaggiando in barca si ha la possibilità di conoscere il mondo in maniera autentica. Il mare ti dà la posibilità di metterti in gioco a livello di emozioni e sensazioni. Si prova libertà assoluta. Mollata la cima devo solo rendere conto a me stesso e ai miei compagni di viaggio con i quali c’è una fiducia estrema».

L’hanno già ribattezzata “Ambasciatore nel mondo” per conto dell’associazione Pigafetta 500. Lei è il nostro Pigafetta quindi, 500 anni dopo. Che effetto le fa?

«Sono allergico ad ogni genere di “titolo”, ma ripercorrere una parte della rotta di Magellano e Pigafetta è sicuramente entusiasmante. Ovviamente porterò con me “La relazione del primo viaggio intorno al mondo” scritta dal Pigafetta che ho già letto e riletto, macinato e assorbito. Sarà bellissimo riviverlo oggi, vedere che cosa è rimasto e che cosa è cambiato. Girerò video, scatterò foto, prenderò appunti. Avremo anche un drone».

L’equipaggio da chi è composto e lei che ruolo avrà?

«Con me ci saranno sicuramente l’armatore skipper italo-svizzero Alberto Biffignandi, un italo-brasiliano e un belga, ai quali si aggiungeranno due persone. I ruoli sono intercambiabili, ma in nave io mi occupo principalmente di cambusa e cucina. Viaggiando ho imparato usi e costumi dei vari popoli e so cucinare alcuni piatti tipici. Preparerò subito un po’ di Feijoada (fagiolata) per entrare nel mood brasiliano. Colazione, pranzo e cena devono essere ben scanditi altrimenti in barca si perde il senso del tempo. Per stare in mare un mese sono necessari sei mesi di organizzazione. Ogni tappa deve essere segnata e la cambusa deve essere piena. Non possono mancare farina e lievito  per fare il pane ogni due giorni, riso basmati, acqua, vedure e frutta disidratate, per poi rifornirci di prodotti freschi durante le varie tappe. Viaggeremo sulla Lifeexplorer di 16 metri».

Due timoni automatici, scafo in alluminio, Gps, cambusa ben fornita. Una navicella aerospaziale a confronto della “Trinidad” che partì nel 1519 da Siviglia per circumnavigare il globo.

«Per navigare ai tempi del Pigafetta. servivano davvero coraggio e un fegato “così^”. Le condizioni di vita erano tremende. Vivevano come bestie, quando andava bene dormivano su amache sotto coperta, erano esposti ad ogni tipo di forza della natura.Pensiamo ai racconti di Jack London o di Joseph Conrad. In ogni caso il mare non dà scampo. Se è la tua ora non c’è tecnologia che tenga».

Il posto più bello del mondo che il mare le ha regalato?

«Abbiamo raggiunto isole selvagge dove non esiste anima viva. Le Nicobar Islands in India per fare un esempio. Ricordo uno scoglio ricoperto di granchi, una spiaggia rossa cosparsa di pietre verdi di malachite e una bianca con un unica traccia:  la passeggiata di un varano».