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Giovani e vocazioni a braccetto, le due pastorali camminano insieme

I team si ritrovano ogni lunedì al Centro Ora X di Vicenza per ripensare il mondo giovanile della Diocesi. Alla base stima reciproca e Vangelo.
Da sinistra in senso orario: Laura Pigato, don Andrea Dani, don Christian Corradin, don Riccardo Pincerato e don Luca Lorenzi
di Marta Randon

Tutti i lunedì mattina l’appuntamento è al Centro vocazionale Ora X, in contrà Santa Caterina 13 a Vicenza. Obiettivo: riscrivere insieme il progetto del mondo giovanile della Diocesi di Vicenza. Dai primi di settembre la pastorale giovanile e quella vocazionale, pur rimanendo due uffici separati, camminano a braccetto, si interrogano, pensano e organizzano insieme. 

«L’arrivo del nuovo direttore don Riccardo Pincerato (che ha sostituito don Lorenzo Dall’Olmo, partito missionario in Brasile ndr) ha inaugurato un tempo nuovo – racconta Laura Pigato da anni in pastorale giovanile -. Se poi aggiungiamo i due anni faticosissimi di pandemia alle spalle (non è finita ma il vaccino porta speranza), e la Chiesa in trasformazione  era il momento giusto per un cambio di passo. Abbiamo deciso di intensificare i rapporti con la pastorale vocazionale, guidata da don Luca Lorenzi, con la quale abbiamo sempre collaborato. Se prima però lavoravamo su binari paralleli che ogni tanto si incrociavano, adesso progettiamo insieme, convergiamo. È stato fatto uno scatto in più». «Tra i nostri destinatari ci sono anche i giovani in cammino di fede, i ragazzi alla ricerca di spiritualità quindi la collaborazione con l’ufficio di pastorale vocazionale è naturale – commenta don Riccardo Pincerato -. La spirtualità richiede tempo e stabilità. C’è la necessità di un rapporto profondo e pieno di cura».

Il lunedì, oltre ai due team, si siedono allo stesso tavolo don Andrea Dani del Mandorlo (realtà ospitata nella stessa casa di Ora X che propone cammini di fede tra i 19 e 35 anni) e don Christian Corradin, assistente Acr e giovani di Azione cattolica. «Tutti portano il proprio contributo – spiega don Riccardo -. Poi si torna nei rispettivi uffici, ma con la consapevolezza di lavorare seguendo le stesse linee guida». Alla base c’è stima reciproca, passione per il mondo giovanile e soprattutto fede in Gesù. «La mia esperienza pastorale a Piazzola sul Brenta mi ha insegnato che se alle spalle c’è lo stesso amore per il Signore, anche se si hanno età e stili diversi si può lavorare bene e con soddisfazione – dice Pincerato -. Sentire don Luca e don Christian così appassionati della Parola di Dio ci dà la carica. Stima ed entusiamo aumentano. Insieme possiamo davvero essere il tramite tra Gesù e i giovani».

Per orientarsi i due Uffici hanno preparato una mappa: «Non è definitiva – spiega Laura Pigato -, ma al centro c’è senza dubbio il volto di Gesù che ci ispira con il suo esempio. Attorno abbiamo individuato i destinatari della nostro agire». «Ci siamo chiesti chi siamo, che cosa facciamo, perché siamo qua, a chi vogliamo raccontare questo volto e abbiamo provato a mettere su carta le risposte» aggiunge  don Pincerato. Tra i destinatari individuati, divisi per aree e colori diversi, ci sono anche i giovani che si domandano chi sono (non per forza alla ricerca di un cammino di fede), tutto il mondo associativo e i giovani educatori.  Questi ultimi sono la priorità.  «Nelle parrocchie della Diocesi stanno crescendo gruppi di adolescenti non legati ad associazioni – spiega don Pincerato -. Fino a qualche anno fa Azione cattolia e Agesci raccoglievano la maggior parte dei ragazzi. Ora non è più così scontato. Serve quindi qualcuno che si prenda cura di loro, che li segua nel modo giusto. È una delle urgenze in questo momento. Possiamo e dobbiamo intervenire in modo efficace». 

Sguardo ed energie confluiscono quindi negli adolescenti e preadolescenti, che riportano le cicatrici di due anni difficili. Lo stimolo arriva da Roma, dove l’Ufficio di pastorale giovanile, familiare e della catechesi nazionale hanno avviato il progetto “Semi di vento” pensato per i ragazzi delle superiori. «Si tratta di uno strumento per ricordarci di provare a capire come un territorio può prendersi cura dei ragazzi tra i 14 e 19 anni, mettendo in sinergia i vari luoghi educativi: la famiglia, il catechismo, gli educatori e gli adulti di riferimento, che può essere utilizzato – riadattandolo – adattato anche per i ragazzini di 11-14 anni» continua il sacerdote.

Le parrocchie sono cambiate. Un tempo un territorio si identificava con la comunità cristiana, e la comunità cristiana si identificava con il prete. «Più che comunità cristiane, oggi abbiamo comunità relazionali – sottolinea don Pincerato -. Una delle fatiche è la frammetarietà e la difficoltà di mettere insieme i pezzi». «I giovani d’oggi hanno meno punti di riferimento – riflette ancora Pincerato -. Mancano narrazioni che possono dare senso alla vita. Sono più fragili, hanno maggiori attacchi esterni – pensiamo al bullismo e cyberbullismo -, sono più ansiosi. Dobbiamo lavorare su tre fronti: orientamento, aumento della resilienza e senso della vita». La Chiesa non è più un distributore di servizi come un tempo: «Mancano le persone. Ecco quindi che diventa fondamentale la collaborazione tra famiglie significative e l’individuazione di alcuni giovani che possano mettersi al fianco di adolescenti e preadolescenti». Ecco l’esigenza della formazione. «I tanti frammenti o tasselli non devono scoraggiarci; significa che siamo ricchi, fortunati e il mosaico finale può essere bellissimo» conclude il direttore.