Editoriali

Ambiente. La sfida dei giovani

di Lauro Paoletto

Le migliaia di adolescenti e giovani che venerdì scorso hanno sfilato in più di 1.700 piazze del mondo (in 122 Paesi) per la protesta mondiale ‘FridayForFuture’ rappresentano un gran bel segno di speranza di cui gioire. Ci dicono che un futuro diverso, forse, è possibile con questi giovani.

Con questi e tanti altri giovani che vanno controcorrente rispetto ai modelli di una parte del mondo adulto.

Come non ricordare, per esempio, Manuel Bortuzzo, 20 anni, il suo sorriso e la sua voglia di vivere e di lottare in piscina non intaccati da chi gli ha sparato. Nessuna parola di rabbia, nessuna voglia di vendetta. In tempi in cui per certi adulti il problema principale sembra essere la legittima difesa, è un gran bel segno in controtendenza. Se noi adulti sapremo essere all’altezza, forse (l’avverbio dubitativo è dovuto alla comunità adulta), questi giovani potranno salvare il mondo.Intanto l’ambiente continua a mandare segnali a dir poco preoccupanti.

Mentre le emittenti di tutto il mondo mandavano le immagini delle manifestazioni, giungevano le notizie del ciclone Idai e delle violentissime piogge che hanno colpito giovedì lo Zimbabwe, il Mozambico e il Malawi causando danni pesantissimi (di cui si parla all’interno del giornale) in molte località per migliaia di persone, con migliaia di morti. Altre decine di persone sarebbero morte anche nella provincia indonesiana di Papua, colpita da piogge torrenziali. Questi eventi estremi ci ricordano un’altra conseguenza tanto chiara quanto drammatica di questi sconvolgimenti climatici: chi paga per primo e di più sono i Paesi più poveri e le popolazioni più deboli.

I giovani, con la manifestazione nata dall’iniziativa della sedicenne svedese Greta Thunberg, hanno detto che sono stufi di non essere, da tempo, al centro dei pensieri dei governanti. Nella protesta che ha visto nel nostro Paese più di duecento cortei (alcuni dei quali anche a Vicenza) i giovani hanno richiamato noi adulti alle nostre responsabilità: il problema non potrà essere risolto da loro quando saranno grandi. Occorre intervenire ora e per farlo devono muoversi gli attuali adulti. Non ci sono più alibi. L’avviso è rivolto innanzitutto ai governanti: dopo gli impegni assunti alla conferenza di Parigi del 2012, in tanti, in troppi hanno deciso e agito come se il problema riguardasse

altri. Ma la manifestazione ha in sé anche un appello più ampio, rivolto a tutti noi adulti. Ognuno di noi può fare qualcosa per rendere meno pesante il bilancio a carico dell’ambiente. Ci sono tante piccole scelte che possono incidere, a livello individuale, di singoli gruppi, di imprese, di comunità ecclesiali.

La carica degli studenti scesi in piazza per il pianeta evidenzia, peraltro, un significativo e interessante filo rosso con il Sinodo sui giovani e con il prossimo Sinodo per l’Amazzonia e mostra come la Chiesa su questo tema centrale per il futuro dell’umanità sia da tempo in prima linea. Come non ritrovare una continuità tra le istanze degli studenti in piazza la settimana scorsa e la richiesta di adulti credibili emersa con forza dall’assemblea sinodale sui giovani? L’attenzione al creato, poi, che già aveva assunto una importanza primaria con papa Benedetto, è diventata un’autentica emergenza con papa Francesco, il cui messaggio per una conversione ecologica integrale è quanto mai forte e continuo e che avrà nel prossimo Sinodo Panamazzonico, un’altra tappa fondamentale.

Si tratterà di vedere ora che continuità avranno i cortei di venerdì per salvare il pianeta. Certo, non basterà un premio Nobel alla giovane Greta e neanche fare la gara con le espressioni dei buoni sentimenti. Noi adulti abbiamo la possibilità di dare prova di credibilità. Quindi agiamo! E pretendiamo che i nostri rappresentanti nelle istituzioni lo facciano. Sarebbe bene non perdere anche questa occasione. I nostri figli non ce lo potrebbero perdonare.

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