Editoriali

I giovani, la nostra speranza

di Paola Bignardi

Il 2018 potrebbe essere l’anno dei giovani. Sono i fatti a suggerirlo e a decretarlo. Il Sinodo dei vescovi sui giovani, indetto da papa Francesco per il prossimo autunno, sta accendendo i riflettori su una condizione che ha bisogno proprio di questo: Che qualcuno si accorga di quale risorsa i giovani costituiscano per la società e per la Chiesa, oltre che per se stessi e per le loro famiglie, e al tempo stesso di quale carico di inquietudine, di difficoltà e di solitudine essi si trovino oggi ad affrontare. Spesso i giovani sono oggetto di giudizi impietosi, eppure bisognerebbe riflettere sul fatto che loro sono lo specchio di quella generazione adulta che oggi li disprezza. Non solo: dietro molti dei loro comportamenti si nascondono il disorientamento, la paura del futuro, la sfiducia radicale con cui affrontano la vita. D’altra parte, i cambiamenti rapidi e accelerati in atto nella società e che hanno uno dei loro motori principali nelle nuove tecnologie, contribuiscono ad accrescere la distanza e il senso di reciproca lontananza tra le generazioni.

Il senso di solitudine che sperimentano accentua lo smarrimento che nasce dalla mancanza di punti di riferimento e dall’avvertire che il loro mondo è troppo diverso culturalmente da quello di chi li ha preceduti.

Finché gli adulti li lasceranno parcheggiati nel loro mondo, escludendoli dalle responsabilità

da adulti, priveranno i vari contesti sociali dell’apporto di novità e di freschezza di cui i giovani sono portatori e di cui il mondo di domani ha bisogno, per non condannarsi a un invecchiamento che può preludere solo a un lento declino. Questo vale anche per la comunità cristiana che vede con preoccupazione le nuove generazioni allontanarsi.

Proprio dai contesti ecclesiali stanno venendo i segnali di migliore consapevolezza della serietà della situazione giovanile. Un risultato il Sinodo lo sta già raggiungendo: sta nel fiorire di Sinodi dei giovani nelle chiese locali, dalla quantità di iniziative che le comunità stanno proponendo per conoscerli meglio, per suscitare il loro ascolto, per interrogarsi su come creare comunicazione tra la loro sensibilità, la loro ricerca e ciò che la chiesa ha da offrire loro.

C’è da augurarsi che il Sinodo sia l’occasione in cui i vescovi diranno la loro risposta alle attese della generazione giovanile, alle loro domande sulla Chiesa, al loro desiderio di trovare nella comunità cristiana relazioni significative, figure di testimoni, apertura verso i problemi del nostro tempo e sulle molte domande che esso pone alla coscienza credente.

Se il loro esempio venisse imitato anche da altre istituzioni, questo costituirebbe un grande risultato non solo per i giovani, ma per la società nel suo insieme.

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